di Belkassem Yassine –

In occasione del 39mo anniversario della Marcia Verde che ha portato alla liberazione del Sahara marocchino dall’occupazione spagnola, re Mohammed VI ha affermato in un suo intervento che non potrà esservi soluzione della questione del Sahara finché l’Algeria non si assumerà la propria responsabilità quale attore principale nel conflitto artificiale in corso, ne’ stabilità della regione.

Per il sovrano “non si tratta di nuocere all’Algeria, né al suo governo, né al suo popolo al quale portiamo la più alta stima ed il più grande rispetto”. Tuttavia Mohammed VI ha deplorato il fatto che ogni qualvolta questa verità viene rievocata dai marocchini, il governo, i partiti politici e la stampa marocchina sono accusati sistematicamente di attaccare l’Algeria. A differenza dell’Algeria, che ha gas e petrolio e che con tali ricchezze ritiene di aver accesso al disprezzo del diritto e della legalità, il Marocco tiene fede ai suoi principi, crede nella giustezza della sua causa e nell’attaccamento dei suoi cittadini al re.

Per Mohammed VI “si inganna colui che crede che la gestione dell’affaire Sahara verrà risolta per mezzo di rapporti tecnici pilotati o di raccomandazioni ambigue con lo scopo di conciliare le rivendicazioni delle parti”. E “sbaglia pesantemente chi paragona la questione del Sahara, con Timor Est o certi litigi territoriali in Europa dell’Est, perché ogni questione ha le sue specificità”: “il legame tra le popolazioni del Sahara e il Marocco non è di ieri, ma ha le sue radici nella storia più lontana”. A questo proposito, il sovrano ha affermato di credere profondamente nel trionfo del diritto e della legittimità sulle velleità del separatismo, esprimendo la speranza di vedere un giorno i figli del Sahara riuniti alla loro patria ed aderire alle nuove marce dedicate allo sviluppo ed alla creazione delle condizioni di una vita libera e degna di tutti i cittadini marocchini. Si tratterà, in questo contesto – ha continuato – del migliore pegno di fedeltà alla memoria dell’attore della Marcia verde, il defunto re Hassan II, ed al ricordo dei valorosi martiri della patria, rendendo omaggio alle Forze armate reali, in tutti i loro componenti, ed alle forze di sicurezza per la loro mobilitazione costante per preservare la sicurezza e la stabilità e per difendere l’integrità della patria”.

Nello stesso discorso il re ha auspicato l’apertura di un dialogo nazionale sincero e di un dibattito responsabile e serio sulle differenti idee e concezioni per individuare risposte chiare a tutte le questioni e le preoccupazioni delle popolazioni della regione del Sahara, nella cornice dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale del paese.

E’ intenzione del sovrano attuare la regionalizzazione avanzata nel 2015 e il nuovo modello di sviluppo, in una cornice di trasparenza, di responsabilità e di uguaglianza delle potenzialità, puntando sul privato per lo sviluppo delle province del Sud. Sottolineando le numerose realizzazioni nei vari campi in Sahara dal suo recupero nel 1975, Mohammed VI ha reso noto che i cantieri che saranno avviati l’anno prossimo dovrebbero essere determinanti per l’avvenire della regione: “Vogliamo zone e regioni solidali, complementari che si aiutano e si sostengono reciprocamente”, perché i marocchini costituiscono una “mescolanza di civiltà autentica tra tutti i componenti dell’identità marocchina”, ha affermato il sovrano.

Nel discorso il re ha sottolineato i sacrifici dei marocchini per il Sahara, durante quaranta anni, per “recuperare la terra, liberare l’uomo, restituire la sua dignità al cittadino marocchino in Sahara, guadagnare il suo cuore e rafforzare il suo attaccamento alla sua patria, perché la questione del Sahara non è solo dei saharawi ma di tutti i marocchini, è una questione di esistenza e non è una questione di frontiere, il Marocco resterà nel suo Sahara e il Sahara rimarrà nel suo Marocco alla fine dei tempi”.