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Alfonso Dhlakama, leader del partito di opposizione mozambicano Renamo (Restistenza nazionale mozambicana, di ispirazione anti-comunista e con 51 su 250 seggi in Parlamento) si è recato ieri a Maputo dalle montagne di Gorongosa, dove è acquartierato con i suoi, per siglare ufficialmente gli accordi di cessate-il-fuoco stabiliti con il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico) poche settimane fa.

Ad accoglierlo all’aeroporto vi erano delegazioni di Italia, Portogallo, Gran Bretagna, Usa e Botswana, mentre oggi incontra il presidente del paese Armando Guebuza.

Erano stati il vice ministro dell’Economia Carlo Calenda, don Matteo Zuppi, della Comunità di Sant’Egidio e l’ambasciatore d’Italia, Roberto Vellano, a raggiungere il leader ribelle nel suo rifugio su Gorongosa e nell’incontro Dhlakama aveva accettato di tornare nella capitale e a consentire elezioni pacifiche, a patto del rispetto degli accordi da parte del Frelimo.

Agli inizi degli Anni ottanta scoppiò nel Mozambico, indipendente dal Portogallo da pochissimi anni, una furiosa guerra civile fra Renamo e Frelimo, che costò oltre un milione di morti di cui il 95% civili; fu la Comunità di Sant’Egidio a mediare per la pace e a portare a Roma le parti per raggiungere, nel 1992, una tregua duratura.

Nell’ottobre del 2013 la Renamo ha denunciato il mancato rispetto degli accordi da parte del Frelimo e l’esercito, espressione del partito al potere, ha attaccato la Renamo sul monte Gorgongosa: i colloqui sono ripresi in extremis, quando ormai sembrava scontata la ripresa della guerra civile.

Il 19 luglio scorso l’ad di Eni Claudio Descalzi, che era a Maputo con il premier Matteo Renzi, ha affermato a che “L’Eni ha fatto in Mozambico la più grande scoperta di gas della sua storia”, ovvero “2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di soddisfare il bisogno degli italiani per 30 anni”.