di Enrico Oliari

Dopo che lo scorso 5 settembre Alfonso Dhlakama, leader del partito di opposizione mozambicano Renamo (Restistenza nazionale mozambicana, di ispirazione anti-comunista e con 51 su 250 seggi in Parlamento) si è recato a Maputo dalle montagne di Gorongosa, dove è acquartierato con i suoi, per siglare ufficialmente gli accordi di cessate-il-fuoco stabiliti con il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico), il paese si sta avviando a nuove elezioni, previste per il 15 ottobre.

Intanto sono giunti nel paese i 23 osservatori internazionali invitati dal governo di Maputo a monitorare il cessate-il-fuoco: si tratta di militari provenienti da Sud Africa, Botswana, Capo Verde, Usa, Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Kenya e Zimbabwe.

Il ministro dell’Agricoltura Jose Pacheco ha affermato oggi che “Con l’approvazione dello Statuto l’operazione degli osservatoti rientrerà formalmente in vigore dal 30 settembre”.

Ai 23 militari internazionali si uniranno 70 militari del Mozambico.

Agli inizi degli Anni ottanta scoppiò nel Mozambico, indipendente dal Portogallo da pochissimi anni, una furiosa guerra civile fra Renamo e Frelimo, che costò oltre un milione di morti di cui il 95% civili; fu la Comunità di Sant’Egidio a mediare per la pace e a portare a Roma le parti per raggiungere, nel 1992, una tregua duratura.

Nell’ottobre del 2013 la Renamo ha denunciato il mancato rispetto degli accordi da parte del Frelimo e l’esercito, espressione del partito al potere, ha attaccato la Renamo sul monte Gorgongosa: i colloqui sono ripresi in extremis, quando ormai sembrava scontata la ripresa della guerra civile.

Il 19 luglio scorso l’ad di Eni Claudio Descalzi, che era a Maputo con il premier Matteo Renzi, ha affermato a che “L’Eni ha fatto in Mozambico la più grande scoperta di gas della sua storia”, ovvero “2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di soddisfare il bisogno degli italiani per 30 anni”.