di Valentino De Bernardis –
Circa un anno fa (4 settembre 2014) l’ex presidente della repubblica Arnando Guebuza ed il leader del maggior partito di opposizione Resistenza Nazionale Mozambicana (Renamo), Afonso Dhlakama, firmavamo a Maputo un insperato accordo di pace, che oltre a porre termine a due anni di guerriglia, avrebbe permesso il normale svolgimento delle elezioni presidenziali (14 ottobre). Delle speranze e delle aspettative che accompagnarono la stretta di mano tra i due storici nemici ad oggi rimane ben poco, e il Mozambico appare sempre più impantanato in una posizione di latente tensione politica.
I segni di cedimento della tregua politica difficilmente raggiunta a settembre giunsero già all’indomani della elezioni che sancirono la vittoria del candidato del Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo), Filipe Jacinto Nyusi, alla guida del paese, con la Renamo decisa a non riconoscere l’esito delle urne denunciando brogli ed irregolarità. Il successivo rifiuto da parte della Frelimo a non accogliere la richiesta di un governo di unità nazionale non fece altro che arroccare la Renamo su posizioni oltranziste, che portarono Dhlakama, a denunciare l’illegittimità del parlamento e a minacciare ripetutamente la creazione di uno stata autonomo nel nord del paese.
Difatti uno dei principali capi di accusa che l’opposizione muove alla maggioranza è quello di aver completamente monopolizzato in controllo delle istituzioni politico ed economiche del paese dall’indipendenza del Portogallo ad oggi. Una gestione del potere definita quasi clientelare con buona parte della popolazione che vive sotto la soglia di povertà nonostante il paese sia una delle economie con i più alti tassi di crescita dell’Africa Sub Sahariana (con una previsione del 7,5% nel biennio 2014-2015).
Nonostante la tendenza del nuovo presidente Felipe Nyusi a fare maggiori concessioni rispetto al suo predecessore, la situazione si è quindi cristallizzata nel corso dei mesi, con una distanza sempre maggiori tra Frelimo e Renamo. Un ulteriore strappo tra le parti si è successivamente registrato tra aprile-maggio del 2015, con la decisione dell’Assemblea Nazionale mozambicana di respingere la proposta di legge dell’opposizione di creare sei province autonome nel centro-nord del paese (nello specifico Manica, Nampula, Niassa, Sofala, Tete e Zambezia) parte integrante dell’agenda politica della Renamo. Una maggiore autonomia in quelle regioni dove la presenza della Renamo è storicamente più profonda, ma che sono anche quelle più ricche di giacimenti di gas e minerali (non a caso uno degli emendamenti della proposta di legge includeva che il 50% dei ricavi provenienti dall’estrazione del carbone e del gas naturale dovesse rimanere alle future province autonome), era prevista dall’opposizione come unica alternativa a quella di una creazione unilaterale di uno stato indipendente.
L’alto livello di tensione politica è sfociato successivamente nella rottura totale dei rapporti lo scorso 14 settembre, quando la Renamo decide di boicottare il tavolo di contrattazione con il Frelimo per la completa attuazione del cessate il fuoco, oltre che l’integrazione delle forze armate ribelli nell’esercito regolare nazionale. Decisione obbligatoria a quanto riferito dal portavoce del partito Eduardo Namburete, dato la mancanza di intenzione del governo ad ascoltare le istanze dell’opposizione. Proprio la mancata integrazione dei veterani e di concreti benefici ai soldati della Renamo sembra essere uno dei punti di maggiore interesse per Dhlakama, non solo per rispetto a chi ha costituisce, e costituisce tutt’ora l’ossatura principale della Renamo, ma anche per evitare di perdere il controllo sui soldati che potrebbero indebolire il movimento e dare vita a guerriglie sporadiche di bassa intensità da non poter capitalizzare politicamente. Non a caso a inizio settembre Dhlakama ha annunciato intenzione di voler creare un corpo di polizia separato da quello ufficiale, oltre alla creazione di due nuove basi militari a Morrumbala.
Ad ogni modo è interessante notare, come la decisione di boicottare i negoziati giunge a due giorni dallo scampato attentato subito dal leader della Renamo (12 settembre), di cui però la Frelimo rigetta ogni accusa di coinvolgimento.
La difficile situazione in politica interna, e una pacificazione ancora lontana dall’essere raggiunta, si riverbera anche nei rapporti che Maputo ha con la comunità internazionale. Non a caso nonostante il successo del nuovo accordo firmato il 22 settembre con istituzioni e donatori internazionali, annunciato attraverso l’agenzia di stampa AIM, per un programma di aiuti nel quinquennio 2016-2020 (siglato da Banca mondiale, Banca di sviluppo africana, Commissione europea, Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Finlandia, Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Austria e Canada), rispetto al precedente accordo, relativo al 2009-2015, mancano le firme di Germania, Olanda, Belgio, Norvegia e Danimarca. Delle defezioni di certo che non passano inosservate.
Nella foto: il presidente del Mozambico Felipe Nyusi.
@debernardisv
Le opinioni espresse in questo articolo sono a titolo personale.

