di Giuseppe Gagliano –
Il Myanmar rafforza i rapporti con la Russia nel tentativo di uscire dall’isolamento internazionale e consolidare la posizione della giunta militare guidata dal presidente Min Aung Hlaing. In un Paese devastato dalla guerra civile seguita al colpo di Stato del 2021, il sostegno di Mosca assume un valore strategico sempre più importante per la sopravvivenza del regime.
La leadership birmana punta a trasformare il rapporto con il Cremlino in qualcosa di più di una semplice cooperazione militare: mira a diventare uno dei principali interlocutori della Russia nel Sud-est asiatico, offrendo a Mosca un punto d’appoggio politico e strategico in una regione attraversata dalla competizione tra Stati Uniti, Cina, India e potenze regionali.
Per la giunta il sostegno russo significa accesso ad armamenti, addestramento, tecnologie di sorveglianza, droni e assistenza tecnica. In cambio, Mosca rafforza la propria presenza in un’area considerata sempre più rilevante dopo il deterioramento dei rapporti con l’Occidente seguito alla guerra in Ucraina.
Sul piano interno il governo militare continua a fronteggiare una resistenza sempre più organizzata. Le milizie etniche e le forze di opposizione hanno ampliato il proprio coordinamento, riuscendo a sottrarre territori, colpire infrastrutture militari e mettere sotto pressione l’esercito. Sebbene la giunta mantenga la superiorità in termini di aviazione e mezzi pesanti, il controllo del territorio appare sempre più frammentato.
In questo contesto la cooperazione con la Russia assume una dimensione decisiva. Il supporto militare può consentire alla giunta di evitare il collasso e mantenere la capacità di controllare le principali aree urbane e le infrastrutture strategiche, pur senza garantire una vittoria definitiva nel conflitto.
La crisi birmana continua inoltre a dividere l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, incapace di elaborare una linea comune. Alcuni Paesi privilegiano la stabilità, altri temono le conseguenze umanitarie e di sicurezza della guerra, mentre le grandi potenze osservano il conflitto attraverso la lente della competizione geopolitica. In questo scenario la Russia trova nuovi spazi di influenza, affiancandosi a Cina e India nella complessa partita regionale.
Dal punto di vista economico il Myanmar resta un Paese ricco di risorse naturali, gas, minerali e infrastrutture strategiche, ma la guerra civile, le sanzioni e l’instabilità scoraggiano gli investimenti tradizionali. A beneficiare della situazione sono soprattutto gli attori disposti a operare in contesti ad alto rischio, dalle forniture militari alle reti commerciali informali.
Il rischio, secondo numerosi osservatori, è che il Myanmar si trasformi in un conflitto cronico caratterizzato da territori frammentati, interventi esterni indiretti ed economia di guerra permanente. In questo quadro la Russia non ha necessariamente bisogno di garantire la vittoria della giunta: le basta consolidare la propria influenza attraverso forniture militari, cooperazione strategica e sostegno diplomatico.
Per Min Aung Hlaing il rapporto con Mosca rappresenta una garanzia di sopravvivenza politica. Tuttavia, se il sostegno russo può rafforzare il regime, difficilmente potrà risolvere le profonde divisioni che attraversano il Paese. Il rischio è che il Myanmar continui a scivolare verso una lunga guerra di logoramento, diventando uno dei principali fronti della competizione geopolitica nel ud-est asiatico.

