di Marco Paganelli

Si intensifica la crisi in Ucraina, da dove giungono di continuo notizie di violenze e persino di militari russi giunti nel Donbass. A preoccupare è anche quanto sta succedendo al di là del confine, dove nei giorni scorsi il ministero della Difesa di Mosca ha comunicato all’agenzia di stampa “Ria Novisti” il secondo lancio con successo del missile balistico intercontinentale “Sineva”.

Il tutto a distanza di pochi giorni dalle violazioni degli spazi aerei, da parte di jet russi, di molti paesi membri dell’Unione Europea in prossimità delle elezioni che si sono svolte il 2 novembre scorso nelle autoproclamate repubbliche ucraine di Lugansk e di Donetesk, che aspirano a una totale indipendenza o almeno a una larga autonomia dal governo centrale.

La tensione tra la Nato e la Russia è aumentata anche a causa dell’esercitazione militare “Spada di ferro 2014”, iniziata il 3 novembre con lo scopo di programmare l’interazione nell’ambito della risposta a una ipotetica “minaccia dall’Est”, alla quale hanno preso parte più di duemila militari provenienti dalla Repubblica Ceca e da Estonia, Usa, Gran Bretagna, Canada, Lituania, Lussemburgo, Ungheria e Germania.

Il generale lituano Jonas Zukas ha collegato queste manovre al rafforzamento della sicurezza nel continente europeo, ma secondo gli esperti l’iniziativa comprometterà il raggiungimento di tale obiettivo poiché si sta svolgendo in prossimità dei confini con la Russia, la quale continua a denunciare la violazione del trattato stipulato nel 1997 con la Nato che prevede il divieto di in modo permanente forze militari supplementari.

Il rappresentante del Cremlino in seno all’Alleanza Atlantica, Alexander Grusko, ha affermato in un’intervista al giornale “Kommesant” che la sospensione del dialogo e dei progetti comuni da parte dell’Occidente verso il suo paese avrà effetti negativi sulla sicurezza nella zona euro-atlantica e nella lotta contro il terrorismo, la pirateria, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, le instabilità regionali e il traffico di droga.

Egli ha sottolineato come i rapporti internazionali potrebbero non peggiorare solo se si affermeranno i principi proposti dalla Russia nel corso del tempo e cioè “la rinuncia al rafforzamento della propria sicurezza a scapito di quella altrui e la non ingerenza negli affari interni”; da qui il riferimento all’Ucraina, che non potrà uscire dalla crisi se rafforzerà i propri legami con la Nato, verso la quale il rappresentante russo ha lanciato un monito poiché Mosca “realizzerà tutte le misure necessarie per garantire la propria difesa da tutte le minacce”.

Grusko ha quindi accusato l’Alleanza Atlantica di minacciare la sicurezza russa usando anche un’apposita campagna propagandistica dei media che mette Putin in cattiva luce e di avere instaurato un clima da guerra fredda servendosi della scusa della crisi ucraina, dal momento che l’aumento delle truppe, soprattutto americane, nei paesi dell’Europa orientale era precedente al suo inizio.

La notizie pubblicata da diversi mass media secondo cui il giornalista e blogger ucraino Dmytro Tymchuk, esperto di cose militari ed ufficiale dei riservisti, ha riportato sulla sua pagina Facebook l’avvistamento di missili Iskander sul territorio russo al confine tra i due paesi non lontano dalla regione di Donetesk potrebbe essere interpretata in tale contesto.

L’agenzia di stampa “Interfax” ha specificato, citando la medesima fonte, che i soldati di Putin dislocati nelle vicinanze di Lugansk avrebbero ricevuto l’ordine della massima allerta e che i missili difensivi S – 300 sarebbero stati dispiegati nella zona di Shakhtarsk pur non essendo stati rilevati dai radar, mentre altre unità di difesa dovrebbero essere collocate prossimamente nella zona compresa tra le località di Yenakiyeve e di Makiyivka.