di Enrico Oliari –

L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini è candidato in pole position per il ruolo di Segretario generale della Nato, per subentrare cioè ad Anders Fogh Rasmussen ed in questi giorni è intervenuto prima all’assemblea dell’Ata (Atlantic Treaty Association), poi all’Aipac, American Israel Public Affairs Committee, il principale congresso delle lobbies ebraiche che si è tenuto dal 3 al 5 marzo a Washington. Nel primo caso ha spiegato che “la Nato è oggi ancor più importante che in passato, ma direi che dinanzi alle nuove sfide e alla sicurezza internazionale l’Alleanza è oggi ancor più necessaria che in passato” nonostante il clima di austerità che comunque non deve incidere sulla funzionalità della stessa Alleanza. “La Nato – ha continuato Frattini – è stata in grado di rinnovarsi dalla fine della Guerra fredda aprendo le sue porte a nuovi paesi membri, rafforzando le proprie capacità di gestione delle crisi e sviluppando nuovi partenariati con paesi di diverse culture in diverse aree geografiche: dal Mediterraneo al Medio Oriente ai paesi del Golfo, al Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud, per citarne alcuni; tuttavia dinanzi alle nuove sfide dell’attuale contesto internazionale in continua trasformazione, quali i conflitti derivanti da Stati in disgregazione, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, la protezione delle linee di comunicazione marittima e delle linee di approvvigionamento energetico, o alla ‘cyber security’, occorre che la Nato oggi sviluppi delle capacità moderne in grado di far fronte a queste nuove sfide e minacce”.

All’Aipac, a cui sono intervenute diverse autorità del mondo ebraico tra le quali il ministro della Difesa di Israele Ehud Barak e via satellite il Primo ministro Benjamin Netanyahu, Frattini ha detto di “credere che l’allargamento rappresenti un valore sia per l’Ue che per la Nato”. In particolare l’ex ministro degli Esteri italiano si riferiva alla possibilità che anche la Macedonia potesse aderire all’Alleanza Atlantica. “Nella misura in cui un paese candidato ne ha i requisiti – ha aggiunto – sarei piuttosto contrario a tenere le porte chiuse, che si tratti della Nato o dell’Unione europea”.  Frattini ha poi partecipato, sempre presso l’Aipac, ad un confronto a tutto campo su prospettive e sfide per il Medio Oriente, quindi è intervenuto alla Johns Hopkins Univerisity in veste di analista della politica di casa, dove ha spiegato che “quella sensazione di fatica rispetto all’allargamento durerà un po’ a meno che i leader europei non arrivino a comprendere che in una logica mondiale globalizzata è impossibile lasciare paesi simili e vicini geograficamente fuori dal gioco per via della crisi o di preoccupazioni interne”.