di Giuseppe Gagliano –
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha respinto con decisione l’ipotesi di strutture di sicurezza europee indipendenti dagli Stati Uniti. Nel dibattito riemerso a fine dicembre Rutte ha ribadito che l’Unione Europea non ha bisogno di emanciparsi da Washington sul piano militare, ma piuttosto di rafforzare il proprio contributo all’interno dell’Alleanza Atlantica. Il messaggio è chiaro: più responsabilità per l’Europa, sì; una difesa separata dalla NATO, no.
A riaccendere la discussione è stata la presa di posizione di Manfred Weber, capogruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento di Strasburgo. Weber ha invocato l’invio di truppe europee sotto comando dell’Ue per garantire la pace in Ucraina, sostenendo che non sia realistico attendersi una soluzione affidata unicamente agli Stati Uniti e, in particolare, all’iniziativa del presidente Trump. Dietro questa proposta si intravede una visione più ampia: l’idea che il conflitto ucraino abbia mostrato i limiti della dipendenza strategica europea da Washington.
Rutte ha risposto smontando l’impianto politico di questa impostazione. Gli Stati Uniti, ha ricordato, restano pienamente impegnati nella NATO, a condizione che gli alleati europei facciano la loro parte. La richiesta americana non è mai stata il disimpegno, ma un maggiore sforzo finanziario e operativo dell’Europa. In questa prospettiva, ogni rafforzamento della difesa europea deve avvenire dentro l’Alleanza, non attraverso architetture parallele che rischiano di indebolirla.
Nel ragionamento del segretario generale, la Germania occupa un ruolo centrale. Rutte ha elogiato Berlino per l’impegno a portare la spesa per la difesa al 3,5 per cento del PIL entro il 2029, anticipando di sei anni la scadenza fissata al vertice NATO dell’Aia. Un segnale politico forte, che secondo il vertice dell’Alleanza dimostra come sia possibile assumersi maggiori responsabilità senza mettere in discussione il quadro atlantico.
Un altro punto chiave dell’argomentazione riguarda la geografia del potere all’interno della NATO. Dei Paesi membri dell’Alleanza, solo 23 fanno parte dell’UE e rappresentano circa un quarto della produzione economica complessiva. Ridurre la difesa europea a una dimensione esclusivamente comunitaria significa ignorare il peso determinante di attori come Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Norvegia. È un richiamo realistico ai rapporti di forza, che ridimensiona le ambizioni di un’autonomia strategica intesa come separazione.
Rutte ha poi ampliato lo sguardo oltre l’Ucraina, sottolineando la centralità dell’Artico e del Nord Atlantico. Qui, ha avvertito, convergono interessi vitali europei e statunitensi, messi sotto pressione dalla crescente presenza navale russa e cinese. La sicurezza dell’Artico, ha insistito, non può essere garantita se non attraverso un’azione congiunta degli alleati NATO europei e americani. È un teatro che rende evidente l’impossibilità di una difesa europea autosufficiente.
Secondo valutazioni d’intelligence richiamate dal segretario generale, la Russia potrebbe rappresentare una minaccia diretta già dal 2027. Rutte ha evitato scenari dettagliati, ma ha ribadito la centralità dell’Articolo 5: un attacco a uno è un attacco a tutti. Il mantenimento del sostegno all’Ucraina e l’aumento della spesa militare sono, a suo giudizio, le due condizioni essenziali per dissuadere Vladimir Putin dal mettere alla prova la coesione dell’Alleanza.
Nel complesso la posizione di Rutte traccia una linea netta nel dibattito sulla difesa europea. L’autonomia strategica può significare capacità, investimenti e responsabilità maggiori, ma non la costruzione di un sistema alternativo alla NATO. L’Europa è chiamata a rafforzarsi, non a separarsi. E la sicurezza del continente, almeno per il vertice dell’Alleanza Atlantica, resta inseparabile dal legame transatlantico.












