di Guido Keller –

Si è sfiorato l’incidente nello stretto di Hormuz, nel golfo Persico, dove alcune navi iraniane si sono avvicinate fino a 1.300 metri dalla portaerei Truman ed hanno sparato alcuni razzi, ovviamente non contro il convoglio.

La Uss Harry S. Truman è una portaerei a propulsione nucleare classe Nimitz, lunga oltre 330 metri e con un dislocamento di 100mila tonnellate. Dotata di lanciamissili Spea Sparrow e di sistemi da difesa CIWS, può ospitare fino a 85 mezzi aerei. Nel viaggio era scortata da una fregata francese e da due cacciatorpediniere Usa.

Se i proiettili sono stati sparati a vuoto, a fare centro sono state le polemiche, con Washington che ha parlato di “inutile provocazione”: il commodoro Kyle Raines, del Comando centrale Usa, ha spiegato che “il contegno degli iraniani è stato immotivatamente provocatorio e pericoloso”, per quanto gli iraniani non abbiano sparato contro la Truman.

La Bbc ha riportato che la Marina iraniana aveva informato dell’esercitazione in corso, ma è stato precisato che le navi americane non hanno mai sconfinato nelle acquee iraniane.

Lo Stretto di Hormuz, di fondamentale importanza strategica, è lungo 60 chilometri e largo 30: separa l’Iran dalla Penisola Musandam, exclave dell’Oman nel territorio degli Emirati Arabi Uniti. Nel 2011 (ma sera un’altra epoca) l’Iran aveva minacciato la chiusura dello stretto al traffico commerciale in segno di protesta contro le sanzioni.

Quanto accaduto oggi rappresenta un momento di attrito nella fase di distensione dei rapporti fra gli Stati Uniti e l’Iran di Hassan Rohani, e proprio per questo potrebbe essere presto accantonato.