di Sofia Rioli –

L’attentato al periodico satirico Charlie Hebdo ha segnato una pagina nera della storia europea ed internazionale ma soprattutto della storia della libertà di pensiero, parola ed espressione.

Sembra quasi una contraddizione, ma proprio il paese che nel 1795 aveva proclamato nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino il famoso motto Liberté, Égalité, Fraternité si trova oggi in ginocchio davanti ad un attentato che minaccia la libertà di stampa francese ma anche di tutto l’Occidente.

L’indignazione per quanto accaduto ha avuto eco in tutto il mondo ed alla marcia in ricordo delle vittime si sono unite circa 3 milioni di persone e 40 capi di stato e di governo di paesi europei e non.

L’unico riscontro positivo, in questa triste storia, è che la solidarietà non ha tardato a farsi sentire, molti capi di stato e giornalisti hanno espresso la loro vicinanza al governo francese ed alle famiglie delle vittime condannando a spada tratta l’accaduto e unendosi in modo ideale alla lotta contro il terrorismo.

Il non rispetto della libertà di stampa è un problema che riguarda tutti noi cittadini, che ci coinvolge direttamente e che minaccia seriamente i governi democratici e gli stati di diritto. Essa però è solo una delle tante libertà contenute nei Diritti dell’uomo. La libertà religiosa, il diritto di voto, il diritto alla vita, il diritto all’istruzione, il diritto ad un’esistenza dignitosa sono tutti diritti che sono posti sullo stesso piano della libertà di stampa… ma siamo sicuri che vengano tutti veramente rispettati?

Il diritto all’istruzione è da sempre uno dei diritti più temuto, in quanto solo con essa si può combattere l’ignoranza e solo con essa le future generazioni possono creare un mondo migliore. Questo fa paura, il cambiamento fa paura: l’istruzione, l’alfabetizzazione e la conoscenza sono armi più potenti di qualsiasi pistola o bomba, perché sono in grado di far comprendere ad ognuno di noi che esiste un’altra realtà, che quello che ci insegnano non è sempre vero, che ci possiamo opporre alle ingiustizie, che la nostra libertà di parola e di espressione è un diritto fondamentale e che come tale deve essere rispettato e protetto, sempre.

L’istruzione nasce e si sviluppa nelle scuole, per questo ogni governo ha l’obbligo di proteggerle, in quanto è li che i nuovi leader internazionali, i nuovi scienziati, i nuovi ingegneri si formeranno e prenderanno il nostro posto un giorno. Eppure, in molti paesi, la scuola non è considerata sicura, a scuola si muore. Il 6 luglio 2013 l’attentato alla scuola secondaria in Mamudo in Nigeria ha ucciso 42 studenti, il 14 aprile 2014 276 studentesse liceali sono state rapite presso uno scuola in Chibok in Nigeria e tutt’ora di 219 non si hanno più notizie ufficiali, il 1 ottobre 2014 un attentato suicida ad Homs in Siria ha ucciso 39 persone di cui 30 bambini sotto i 12 anni, il 16 dicembre 2014 un attentato ad una scuola militare a Pashwar in Pakistan ha ucciso 141 bambini, il 16 dicembre 2014 una bomba è stata fatta esplodere mentre passava uno scuola bus in Yamen, le vittime sono state 26 persone fra cui 16 studenti… questi sono solo alcuni esempi di quanti bambini e studenti sono morti nel nome del diritto all’istruzione.

Quando i Diritti dell’uomo vengono violati in paesi lontani, che non conosciamo, che magari non sappiamo nemmeno locare correttamente sulla carta geografica, allora non abbiamo paura. Quando questi diritti però, vengono violati nel “nostro mondo” allora reagiamo: manifestazioni, eventi, marce, hashtag in onore delle vittime… ci attiviamo affinché le morti non siano state invane ed affinché i nostri governi proteggano i nostri diritti.

Ma non meritano la stessa attenzione tutti i diritti? Non meritano un corteo o una marcia con i capi di stato anche le 219 studentesse liceali di Chibok? Non meritano di essere ricordati, uno ad uno, anche i 141 bambini a Pashwar?

Chi siamo noi per dire chi merita di essere ricordato, chi merita di finire sulle prime pagine dei giornali, chi merita di avere un volto ed un nome e chi non? Quale bambino merita di morire e rimanere solo un numero che leggiamo magari nei titoli dei giornali, nella sezione “Estero”, con la coda dell’occhio?

La comunità internazionale ha una grande responsabilità: proteggere i diritti dell’uomo, garantire a tutti pari dignità e pari giustizia. La più grande responsabilità però l’abbiamo noi cittadini, siamo noi che dobbiamo essere i primi ad indignarci, siamo noi che dobbiamo essere i primi a marciare, siamo noi che dobbiamo essere i primi a far capire ai nostri governi che tutti meritano di essere ricordati e siamo sempre noi che dobbiamo essere i primi a pretendere che i nostri politici si attivino per garantire la protezione dei Diritti dell’uomo anche nelle terre che spesso consideriamo così lontane.

#Jesuischarlie non basta. Io oggi sono #IamNigeria in ricordo delle 2.000 persone che sono morte a Baga, fra cui tantissimi bambini , per mano della stessa ideologia fondamentalista che ha ucciso a Parigi. La stessa ideologia che ha cercato di minare la nostra libertà di stampa e che ora continua, incessantemente, a minare il diritto all’istruzione. Indigniamoci, nessuno merita di morire in silenzio!