di Enrico Oliari –
Israele e Giordania hanno raggiunto un accordo per la gestione della Spianata delle Moschee volto a raffreddare le tensioni in corso e a porre fine all’”Intifada dei coltelli” e quindi ai disordini, alle violenze e agli scioperi che hanno preso inizio a seguito della decisione delle autorità israeliane di concedere agli ebrei di pregare sulla Spianata delle Moschee. Il luogo è a dire il vero sacro per i musulmani in quanto lì Maometto sarebbe stato assunto in cielo dalla roccia ora contenuta nell’omonima cupola, per gli ebrei in quanto resto del tempio costruito da Salomone e distrutto dai romani nel 70 d.C., e per i cristiani perché vi si è recato più volte Gesù. Fino ad oggi gli ebrei si erano fermati a pregare al muro di basamento dell’antico tempio, cioè presso il Muro del Pianto, ma una decina di giorni fa alcuni ebrei ortodossi erano saliti sulla Spianata con il via libera dell’esercito.
L’accordo è stato promosso dal segretario di Stato Usa John Kerry, il quale ha incontrato ad Amman il re giordano Abullah II e il presidente palestinese Abu Mazen, e prevede il mantenimento dello status del luogo com’è stato fino ad oggi; Israele si è infatti impegnato a “rispettare pienamente il ruolo particolare” della Giordania, che con i suoi militari presidia i luoghi santi all’Islam (quindi anche la Spianata) secondo quanto stabilito nel 1967.
Verranno comunque istallate delle telecamere sulla Spianata, dal momento che, come ha precisato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la moschea di “al-Aqsa è importante per Israele”.
“Israele – ha spiegato – continuerà ad applicare la sua politica di sempre: i musulmani pregano sul Monte del Tempio; i non musulmani lo visitano”, per tanto non abbiamo “intenzione di dividere il Monte del Tempio e respingiamo completamente ogni tentativo di insinuare il contrario”.
E’ necessario ora che la tensione si abbassi e si rientri nella normalità, dopo giorni di accoltellamenti e di violenze: il segretario generale del partito palestinese al-Mubadra, Mustafà Barghouti è stato attaccato e ferito con “un oggetto affilato o un coltello”, davanti casa sua a Ramallah da due ignoti. Un palestinese è stato ucciso nei pressi di Jenin, in Cisgiordania dopo aver tentato di accoltellare guardie della sicurezza israeliana di un checkpoint, mentre un altro è rimasto ferito dopo aver a sua volta colpito un israeliano.
Nel 20mo anniversario dell’omicidio di Yitzhak Rabin, ucciso da un estremista di destra israeliano il 4 novembre 1995, si è svolta una manifestazione pacifista a Tel Aviv con migliaia di manifestanti con lo slogan “Ebrei e arabi non vogliono odiarsi tra loro. Israele e Palestina: due Stati per due popoli”.

