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Nonostante siano incalzati dall’esercito nigeriano supportato dai militari di Benin, Ciad, Niger e Camerun, i miliziani del Boko Haram hanno compiuto un’ennesima strage provocando la morte di una trentina di persone. Il fatto è avvenuto poco oltre il confine nigeriano, a Diffa, nel Niger, ma non si tratta del primo caso di sconfinamento dei jihadisti, tanto che in febbraio hanno attaccato Fotokol in Camerun e Bosso, in Niger, uccidendo una novantina di persone e bruciando le case.
Lunedì scorso i miliziani hanno attaccato il quartier generale della polizia a N’Djamena, nel vicino Ciad, con due attentati kamikaze che hanno provocato 34 morti e oltre 100 feriti. La risposta del governo di N’Djamena ha compiuto numerosi raid aerei sulle postazioni del Boko Haram.
Il premier ciadiano Pahimi Kalzeube Deu ha imposto il divieto di portare il velo integrale su tutto il territorio del paese al fine di contrastare il terrorismo.
Sono 15mila le vittime, per lo più civili, del Boko Haram, il gruppo secessionista-jihadista riconosciutosi nel Daesh (Isis) e attivo soprattutto negli stati nord-orientali nigeriani di Borno, Adamawa e Yobe.

