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Finalmente qualcosa si muove per la vicenda delle oltre 200 studentesse ancora nelle mani del Boko Haram, rapite insieme ad altre ragazze lo scorso 14 aprile presso una scuola di Chibock: un accordo tra il governo di Abuja e i miliziani del Boko Haram stilato oggi prevede il cessate il fuoco fra le parti, ma anche la liberazione delle studentesse in cambio del rilascio dei prigionieri da parte delle autorità governative.

L’annuncio è stato dato dal capo di stato maggiore delle forze armate nigeriane, Alex Badeh, il quale ha precisato che l’intesa è stata raggiunta dopo un mese di negoziati mediati dal Ciad; il consigliere della presidenza nigeriana Hassan Tukur ha fatto sapere che “Ci hanno assicurato di avere le ragazze e che le libereranno”.

Lo scorso 8 ottobre si è svolto a Niamey un vertice straordinario tra i leader di Nigeria, Ciad, Niger, Camerun e Benin per discutere di come intervenire nei confronti del gruppo terroristico, specialmente ora che le sue attività escono dalla Nigeria ed investono sempre più i paesi circostanti.

Fin dalla sua comparizione, pochi anni fa, il Boko Haram si è fatto conoscere come un gruppo islamista e secessionista, che vorrebbe l’indipendenza del nord-est del paese, ricco di risorse naturali. Si è reso responsabile di una lunghissima serie di attentati e di stragi, anche in chiese gremite di fedeli per le massime festività religiose, come pure di mattanze e distruzioni di villaggi con centinaia di vittime anche in un solo giorno, la conquista di città e un’aspra guerriglia con l’esercito. Il 4 giugno 10 fra generali e alti ufficiali sono stati processati e condannati per favoreggiamento nei confronti del Boko Haram.

Nella foto: l’arrivo in Niger del presidente nigeriano Goodluck Jonathan lo scorso 8 novembre.