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Da Adis Abeba, dove è in corso la seduta dell’Unione Africana, il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon, è intervenuto affermando il sostegno alla proposta di invio di una missione internazionale dell’Ua di 7.500 uomini per combattere il gruppo islamista-secessionista nigeriano Boko Haram: “Appoggio la decisione dell’Unione Africana e dei paesi della regione di costituire una Task force multinazionale congiunta contro Boko Haram”, ha detto Ban Ki-moon.

Il Boko Haram è responsabile di una lunga serie di violenze e di attacchi all’esercito nel nord est della Nigeria, per la precisione negli stati di Adamawa, Borno e Yobe, dove vi vorrebbe istituire uno stato islamico. E’ collegato anche per i finanziamenti al Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), agli al-Shabaab somali e quindi ad al-Qaeda.

Fra le azioni del Boko Haram vi sono incendi a luoghi di culto cristiani e musulmani gremiti di fedeli, mattanze nei villaggi (il 7 gennaio 2mila morti a Baqa), pesanti scontri con l’esercito, attentati e numerosi sequestri di studenti e bambini, non ultimo quello delle 276 studentesse rapite il 14 aprile dello scorso anno a Chibok.

L’azione dei militari si è dimostrata fallimentare, tanto che di recente è stato tolto lo stato d’emergenza nel nord est, mentre il Boko Haram ha sconfinato in più occasioni nei paesi vicini, compiendo stragi anche in Ciad. In passato 10 generali dell’esercito di Abuja sono stati processati per aver passato armi e informazioni al nemico.

Il Boko Haram, nome che si traduce con “l’educazione occidentale è peccato”, è nato nel 2002; al primo leader, Ustaz Mohammed Yusuf, è succeduto nel 2009 l’attuale comandante, Abubakar Shekau.