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Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha lanciato da Parigi, dov’è in visita, la proposta di un’amnistia nei confronti del Boko Haram in cambio della liberazione delle 219 studentesse rapite il 14 aprile dello scorso anno presso la scuola femminile di Chibok, nello stato nord-orientale del Borno. Il caso fece scalpore nell’opinione pubblica internazionale, ma va detto che non si tratta dell’unico rapimento del genere compiuto dai jihadisti del Boko Haram: il gruppo è attivo dal 2009 e, dopo essere stato alleato degli al-Shebab somali, oggi si riconosce nell’Isis; ha alle spalle numerosi rapimenti e sequestri di intere scolaresche, eccidi, distruzione di interi villaggi e scontri con l’esercito. Si calcola che siano almeno 15mila le vittime civili della violenza del Boko Haram, il quale si propone la secessione del nord est del paese, ovvero degli stati del Borno, dell’Adamawa e dello Yobe.
Buhari ha affermato che “Se i dirigenti regionali dei Boko Haram s’impegneranno a restituirci le ragazze di Chibok, intendo tutte le ragazze rapite, ha dichiarato Buhari, potremmo decidere di accordare un’amnistia ai loro prigionieri”. Condizione necessaria per il presidente nigeriano è conoscere il numero delle studentesse rapite e la loro condizione, anche perché si è subito detto che molte di loro sono state coattivamente sposate dai jihadisti, dai quali hanno avuto anche figli.
Il totale delle ragazze sequestrate era di 276, ma 57 di loro erano riuscite a fuggire nell’immediatezza ed a nascondersi nella foresta.
Oggi il Boko Haram è combattuto, oltre che dall’esercito nigeriano, anche da una coalizione sovranazionale comporta da Benin, Ciad, Niger e Camerun. Nei mesi scorsi i jihadisti hanno sconfinato ed hanno compiuto mattanze anche nei villaggi oltreconfine dei paesi circostanti.

