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I militari nigeriani sono riusciti a liberare circa 200 ragazze e 93 donne rapite dal Boko Haram, il gruppo islamista secessionista autore di una lunga sequenza di attentati, eccidi, sequestri e di scontri con l’esercito al fine di ottenere l’indipendenza degli stati nordorientali di Adamawa, Yobe e Borno e di integrarli al califfato di Abu Bakr al-Baghdadi.

Da qualche settimana il Boko Haram è in fase di arretramento per via della pressione esercitata dalla coalizione messa in piedi, oltre che da Nigeria, da Benin, Camerun, Niger e Ciad: la liberazione delle donne è avvenuta nella foresta di Sambisa, ma non si tratta delle 200 studentesse rapite a Chibok ed ancora nelle mani del Boko Haram: il gruppo terrorista infatti ha fatto del rapimento di donne e di bambini una consuetudine, mentre gli uomini ed i ragazzi sono stati sterminati pressi i vari villaggi.

Ieri un comitato governativo è stato inviato a Damasak, nello stato nigeriano del Borno, dopo la riconquista della città ad opera delle forze ciadiane ed ha rinvenuto fosse comuni con centinaia di cadaveri decomposti, compresi molti bambini, come pure numerosi morti nelle case e lungo le strade.