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L’Isis continua ad espandersi, con interi gruppi che scelgono di riconoscersi nel califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. Così, dopo che la bandiera nera è stata issata nel Sinai dove Ansar Beit al-Maqdis ha ufficializzato la propria adesione decapitando alcuni prigionieri ritenuti spie di Israele e del Cairo, dopo le radicazioni in Mali e soprattutto in Libia, anche il Boko Haran nigeriano ha dichiarato di entrare a far parte dello Stato Islamico.

Ad annunciarlo è stato lo stesso numero uno del gruppo secessionista-islamista, Abubakar Shekau, il quale ha dichiarato che “Annunciamo la nostra fedeltà all’Isis e al Califfo al Baghdadi, al quale obbediremo in tempi difficili e in tempi di prosperità” e che “Crediamo che non esista una cura per mettere fine alle divisioni della Umma, se non il califfato. Chiediamo a tutti i musulmani di unirsi a noi”.

Il Boko Haran è attivo dal 2009 ed è in lotta per la secessione del nord est del paese, dove già controlla buona parte dei territori del Borno, dell’Adamawa e dello Yobe: è responsabile dello sterminio di intere popolazioni di villaggi, del rapimento di numerose scolaresche, di una cruenta guerra coll’esercito e dell’uccisione ormai quotidiana di decine di civili, compresi i bambini.

Vista l’incapacità dell’esercito di Abuja di fare fronte ai miliziani del Boko Haram, per cui va detto che sono stati processati in passato una decina di altri ufficiali accusati di aver passato informazioni e persino armi al nemico, è stata messa in piedi una coalizione che vede militari, oltre che della Nigeria, del Camerun, del Ciad, del Benin e del Niger. Difatti in più occasioni i jihadisti hanno sconfinato in Camerun e Ciad, radendo al suolo interi villaggi. Recentemente la coalizione è stata “benedetta” da Ban Ki-moon, che ha assicurato il supporto di 7.500 militari dell’Onu.

Fino ad oggi il Boko Haram era dato alleato degli al-Shabaab somali, a loro volta parte di al-Qaeda, da cui quindi ricevevano il denaro per continuare la lotta.