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Nonostante permanga vivo il conflitto nel nord-est della Nigeria, dove il Boko Haram si contra apertamente con l’esercito di Abuja, la Camera dei Deputati del paese africano ha dichiarato concluso lo stato d’emergenza negli Stati di Yobe, di Adamawa e di Borno, ovvero delle misure speciali che permettono iniziative drastiche contro i terroristi.
Il Boko Haram, nome che tradotto significa “l’educazione occidentale è peccato”, è il gruppo islamista-secessionista che in alcuni anni di attività si è reso protagonista di una lunghissima scia di attentati, di stragi, di violenze di ogni genere e del rapimento di numerose persone, fra le quali (ma non ultime) le 276 studentesse della scuola femminile di Chibok, lo scorso 14 aprile.
Era stato il presidente Goodluck Jonathan a chiedere la proroga dello stato d’emergenza (in un solo giorno di giugno i miliziani hanno sterminato la popolazione di un intero villaggio, 300 persone compresi i bambini), anche alla luce dei recenti incontri con i leader dei paesi confinanti come il Ciad, dove il Boko Haram ha sconfinato, ma i deputati sono rimasti convinti dell’inutilità del mantenimento dell’esercito nell’area in quanto fino ad oggi non ha fermato l’avanzata degli islamisti, che ormai controllano una ventina di centri abitati.
Tra l’altro a maggio ben 10 generali dell’esercito sono stati processati dalla Corte marziale per collaborazione con il nemico, ovvero per aver passato ai jihadisti informazioni essenziali che si sono tradotte con aspri combattimenti ed imboscate in cui sono morti molti soldati.

