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A poche ore dall’ennesimo attacco (15 morti) dei secessionisti-islamisti del Boko Haram, gruppo autore di una vera e propria guerra con l’esercito, di una lunghissima serie di clamorose stragi e di sequestri (non ultimo quello delle 276 studentesse dalla scuola di Chibok del 14 aprile e di 50 bambini al confine col Camerun lo scorso 18 gennaio), il presidente della Nigeria Goodluck Jonathan si è recato a Maiduguri, capoluogo dello stato federale del Borno, per promuovere la propria campagna elettorale in vista delle elezioni del 14 febbraio. Maiduguri è stata più volte teatro di attentati e di mattanze ad opera dei miliziani del Boko Haram e, nonostante gli evidenti fallimenti delle autorità centrali nei confronti dell’emergenza, il presidente ha arringato la platea affermando che “Posso assicurarvi che se sarò rieletto presidente, il problema dell’insicurezza verrà affrontato”.

In passato una decina di generali dell’esercito regolare sono stati processati dalla Corte marziale per aver passato informazioni e armi ai ribelli, a loro volta alleati degli al-Shabaab somali (ne condividono le risorse economiche) e quindi di al-Qaeda.

Nell’incontro Jonathan ha chiesto un minuto di silenzio per tutte le vittime del Boko Haram ed ha aggiunto che “Sono profondamente turbato dall’alto numero di persone che hanno perso la vita a causa dei gesti di questi irresponsabili”.

Il terreno di Maiduguri, a maggioranza musulmana, non è fertile per Goodluck Jonathan, 58 enne cristiano di Ogbia, in quanto la popolaione islamica appoggerà quasi sicuramente l’avversario, l’ex generale musulmano Mohammadu Buhari.

Oggi vi è anche da registrare un gesto di distensione proprio da parte del gruppo jihadista: 200 ostaggi, in gran parte donne, sono stati rilasciati, dopo essere stati rapiti rapiti da un villaggio nello stato nord-orientale nigeriano di Yobe.