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Nuova, ennesima, strage ad opera del Boko Haram, il gruppo islamista-secessionista attivo nel nord est della Nigeria resosi responsabile di una lunghissima serie di attentati, di attacchi a villaggi, di scontri con l’esercito e del sequestro di numerosissime persone, non ultimo quello del 14 aprile avvenuto a Chibok, dove sono state rapite 276 studentesse di una scuola femminile: la mattanza di 48 pescivendoli è avvenuta nei pressi di Doron Baga, nello Stato del Borno, sul lago Ciad, dove i jihadisti hanno teso ai malcapitati un’imboscata bloccando la strada diretta al confine con il Ciad, dove vi è un mercato ittico.

Da quanto si è appreso in numerosi sono stati sgozzati o sono stati annegati nelle acque del lago.

Lo stesso villaggio è stato teatro in agosto dell’uccisione di 28 abitanti e del rapimento di 97.

La situazione sta allarmando le autorità del Ciad, anche perché sempre più spesso i jihadisti, alleati degli al-Shabaab somali, hanno in più occasioni sconfinato scontrandosi con i militari.

Solo tre giorni fa il Parlamento della Nigeria ha bocciato la richiesta del presidente Goodlick Jonathan di prorogare lo stato d’emergenza nelle regioni dove è attivo il Boko Haram, cioè negli Stati di Yoba, Adamawa e Borno, in quanto l’esercito non è stato in grado fino ad oggi di fare fronte all’aggressività dei terroristi.

Il 10 novembre una bomba del Boko Haram ha ucciso 78 studenti liceali a Potiskum, ma la lunga serie di uccisioni vede anche l’attacco al villaggio di Gamboru Ngala, del 7 maggio, in cui vennero barbaramente uccisi quasi tutti gli abitanti del villaggio, 300 persone fra le quali molti bambini.