di Valentino De Bernardis –

L’ultimo rapporto mensile rilasciato dalla Nigerian National Petroleum Corporation (giugno 2015) rileva un allarmante calo delle esportazioni sia su base mensile che su base annuale. Dati quanto mai allarmanti per un paese in cui il greggio rappresenta oltre il 90% delle esportazioni, l’80% del gettito fiscale e la principale fonte di valuta estera. In altre parole una profonda interdipendenza a cui il presidente Muhammadu Buhari deve trovare una soluzione nel breve periodo, sia per il rilancio del settore, che per una decisa politica di diversificazione dell’economia.

Sebbene le esportazioni si siano attestate poco al di sopra dei sessanta milioni di barili nel primi mesi dell’anno (febbraio 64 milioni, marzo 62,68, aprile 63,99 e maggio 61,72), nel mese di giugno si è registrato un pesante calo del 14,6% delle esportazioni, a 58,62 milioni di barili.

I principali paesi di destinazioni dell’export nigeriano rimangono Europa (Olanda, Regno Unito e Spagna), Sud America (Brasile) e Asia (India), anche se con importanti distinguo tra l’una e altra regione del mondo.

Europa. Il vecchio continente continua ad essere il maggiore importatore del petrolio nigeriano, con un totale di 31,48 milioni di barili nel mese di giugno che non ha conosciuto sostanziali sbalzi nel corso del 2015, con l’unica eccezione di marzo, quando l’export africano è sceso a circa 27 milioni di barili. Ad ogni modo, la domanda di greggio nigeriano dall’Europa dovrebbe rimanere costante nei prossimo futuro, grazie ai buoni margini di raffinazione sul continente.

Asia. La regione asiatica sta diventato il maggiore target di riferimento degli esportatori africani, dato il sempre maggiore fabbisogno di energia. L’India è il primo importatore di idrocarburi nigeriani, anche se dopo l’apice di 20,37 milioni di barili nel mese di aprile, a giugno le importazioni si sono limitate a 8,85 milioni di barili. Una diminuzione che sembrerebbe fisiologica, dato l’annuncio delle istituzioni indiane ad incrementare nel prossimo futuro le importazioni di petrolio dalla Nigeria a circa $50 miliardi all’anno.

Per rilanciare l’export del greggio il governo di Abuja oltre a cercare nuovi mercati in Asia, dovrà impegnarsi a recuperare i rapporti, ora deteriorati, con gli Stati Uniti. L’esportazione di petrolio nigeriano ha difatti ricevuto una brusca frenata con il boom dello shale oil americano, fino a giungere a circa il 2% dei 42 milioni di barili di picco mensile all’inizio del 2007, cioè il livello più basso da quando il paese ha iniziato ad importare dalla Nigeria. In linea con la tendenza degli ultimi anni, i dati per il 2015 sono anch’essi poco significativi in termini quantitativi, con appena 2,63 milioni in giugno, 948 mila in maggio e 1,92 milioni in febbraio (mentre nei mesi di marzo e aprile le importazioni di Washington sono state pari a zero). La situazione dovrebbe comunque andare verso un miglioramento durante la seconda metà del 2015, grazie alla decisa azione del presidente Buhari a riallacciare i rapporti con l’amministrazione statunitense. Impegno testimoniato anche dalla visita del presidente nigeriano alla casa bianca lo scorso luglio, nel tentativo di riattivare una stretta collaborazione tra i due paesi sia nella lotta al terrorismo internazionale, che lotta alla corruzione, e sopratutto al rafforzamento del commercio bilaterale.

I primi frutti della nuova intesa tra Washington e Abuja riguardano proprio il commercio di idrocarburi tra le due sponde dell’atlantico. Rumors di addetti al settore riportano l’invio di due carichi di sette milioni di barili di greggio verso le raffinerie della costa orientale statunitense, che sebbene non significhino un ritorno sostanziale di flussi, quantomeno rappresentano un deciso cambio di rotta rispetto all’ultimo anno e mezzo che lasciano ben sperare nel futuro.

@debernardisv

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