di Guido Keller –
Il terzo giorno di colloqui a Ginevra sul nucleare iraniano si è concluso con un piccolo passo avanti verso un accordo sul nucleare iraniano.
I “big” della diplomazia internazionale hanno infatti cercato di avvicinarsi il più possibile alla quadratura del cerchio: oltre al ministro degli Esteri della Repubblica islamica dell’Iran, Mohammad Javad Sharif, vi hanno partecipato anche Chaterine Ashton per l’Ue, Sergei Lavrov per la Russia, John Kerry per gli Usa, Wang Yi per la Cina, Laurent Fabius per la Francia, Guido Westerwelle per la Germania, William Hague per la GB e Yukiya Amano per l’Aiea; tuttavia, come ha osservato l’esponente iraniano, vi sono state “divergenze di opinione” fra le grandi potenze.
“Su alcune questioni si è arrivati ad un accordo – ha precisato Zarif – su altre ci sono sempre dei disaccordi. Come è stato rilevato da alcuni media, ci sono state delle divergenze all’interno del gruppo 5+1”, tuttavia “siamo vicini alla codifica dell’accordo”.
Già nella mattinata di ieri il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius aveva parlato di assenza di “certezze”, poiché, come aveva affermato, sull’intesa “c’è una bozza iniziale che non accettiamo: non sono certo che si possa arrivare a una conclusione”.
Fabius ha infatti voluto spingere perché “si tengano nel debito conto le preoccupazioni per la sicurezza espresse da Israele e dai Paesi della regione” ovvero dalle petromonarchie, per cui, accodandosi in toto alle perplessità del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha detto un chiaro “no” alla proposta di un pre-accordo che avrebbe permesso di sospendere per sei mesi le sanzioni internazionali all’Iran. Inoltre Fabius ha fatto notare che “ci sono ancora punti importanti da risolvere”, come quello inerente il “reattore di Arak e le giacenze e l’arricchimento dell’uranio”.
Il presidente iraniano Hassan Rohani è quindi intervenuto da Teheran per invitare le potenze a non perdere “l’eccezionale opportunità” di raggiungere un accordo sul programma nucleare: “Spero che il 5+1 faccia il massimo per questa eccezionale opportunità che lo Stato iraniano ha offerto alla comunità internazionale, in modo da raggiungere un risultato positivo in tempi ragionevoli”.
Tuttavia, appurato l’ennesimo rallentamento delle trattative, l’ottimista Zarif ha già fatto sapere che “il processo continuerà tra una settimana o dieci giorni”, ovvero si sta già pensando ad un nuovo incontro, giusto il tempo di metabolizzare la cronica divergenza d’opinioni in materia di nucleare iraniano.
Di certo sembra poco probabile, come invece ha dichiarato l’ambasciatore iraniano presso l’Aiea, Reza Najafi, che già lunedì si possa firmare l’accordo in concomitanza della visita a Teheran del direttore generale Yukiya Amano, per quanto sembra che l’Iran abbia accettato di autorizzare agli esperti dell’Agenzia atomica internazionale l’accesso alla base militare di Parchin, dove si sospetta siano stati eseguiti test di esplosioni convenzionali applicabili al campo militare.

