di Giovanni Caprara

L’accordo di massima sul nucleare iraniano raggiunto a Losanna dal “5+1” (Francia, Gb, usa, Russia e Cina + Germania) e l’Iran ha fatto infuriare il premier israeliano Benjamin Netanyahu, alleato di ferro degli Usa, al punto da convocare immediatamente il proprio consiglio di sicurezza e quindi respingere “in maniera compatta” quanto stabilito con le trattative. I timori di Netanyahu sono che “l’accordo non ferma un singolo impianto nucleare in Iran, non distrugge una sola centrifuga e non fermerà lo sviluppo e la ricerca sulle centrifughe avanzate. Invece, legittima l’illegale programma nucleare”.

A dire il vero lo stesso premier aveva fatto di tutto per scongiurare l’accordo sul nucleare iraniano, persino intervenendo un mese fa al Congresso di Washington (gesto che Obama e Kerry non avevano apprezzato tanto da non volerlo incontrare), e facendo avere a 367 parlamentari per lo più repubblicani il rapporto del Mossad, che stava spiando le trattative.

Nel tentativo evidente di placare il bollente spirito degli israeliani, come pure quello degli oppositori interni al presidente Obama, a soli due giorni dal raggiungimento dello storico accordo gli Usa hanno provveduto a lanciare un chiaro segnale autorizzando i decision makers statunitensi a concludere lo sviluppo di un nuovo sistema d’arma iniziato nel 2013, pensato proprio in funzione anti-Iran.

Si tratta di un miglioramento della bomba bunker-buster, la quale era già in grado di distruggere manufatti costruiti sotto terra. È stata sviluppata la capacità di disattivare gli impianti nucleari più pesantemente fortificati in Iran e, parallelamente, sono state sviluppate anche le contro misure elettroniche atte ad impedire agli avversari di intercettare il dispositivo di guida della bomba.

La bunker buster è stata sganciata da un bombardiere B-2, decollato dalla Whiteman Air Force Base in Missouri, in un poligono negli Stati Uniti. Per migliorare il potenziale distruttivo, si ipotizza il lancio contemporaneo di due bombe sullo stesso punto di impatto, ciò dovrebbe consentire una maggiore accuratezza al bersaglio e la certezza di distruggerlo o comunque di arrecare danni tali da impedirne l’utilizzo. Secondo le stime del Pentagono, la simultaneità di due ordigni lanciati insieme, garantirebbe un effetto non paragonabile a nessuna arma convenzionale. La combinazione con i miglioramenti anti-jamming, inoltre, consentirebbe una accuratezza al bersaglio sin ora possibile solamente con un attacco portato da un numero ben superiore di ordigni.

Un rapporto dell’intelligence statunitense, riporta che l’opzione militare contro gli impianti nucleari iraniani non sarebbe comunque risolutiva, al massimo ne ritarderebbe l’attuazione di un paio di anni.

La lettura più accurata del documento sottintenderebbe la necessità di eludere la capacità tecnica umana piuttosto che l’hardware. I tecnici statunitensi hanno condiviso i dettagli del sistema d’arma con i loro omologhi israeliani, ma Israele non sarà dotato della nuova bunker-buster. In particolare è stato mostrato loro un video nel quale è possibile evincere le capacità della bomba.

Lo sviluppo di un’arma di questo genere, detta Penetrator Ordnance Massive, rappresenta una sorta di dissuasione all’Iran, laddove i colloqui ed in particolare le specifiche sull’accordo preliminare, non siano soddisfacenti per l’Amministrazione statunitense. L’aggiunta della Mop nelle potenziali minacce ai siti nucleari iraniani, ma anche a quelli della Corea del Nord, palesa la continuazione dell’opzione militare Usa, che evidentemente ipotizza il possibile fallimento della diplomazia, impegnata in Svizzera nel tentativo di regolare lo sviluppo nucleare della Repubblica Islamica, ed anche di rendere credibile l’accordo quadro sin ora raggiunto ed applicabile entro il 30 giugno 2015. Nel contempo comunque dovrebbero essere gradualmente ridotte le sanzioni occidentali varate contro l’Iran di Usa, Ue e Onu.