di Guido Keller –
Dopo la clamorosa vittoria di Kobane, alla quale hanno collaborato anche i peshmerga della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, elementi dell’Esercito libero siriano e la coalizione internazionale con i raid aerei, oggi i curdi siriani hanno assestato un nuovo duro colpo ai jihadisti del Daesh (Isis) conquistando la città chiave di Tal Abyad, alla frontiera con la Turchia.
Ankara ha sempre dato supporto logistico al Daesh permettendo il transito dei “foraign fighter”, cioè dei combattenti europei e nordafricani diretti in Siria e in Iraq, facendo passare materiali e armi e dando assistenza negli ospedali pubblici ai miliziani feriti; si è anche parlato dell’acquisto da parte delle aziende turche del petrolio contrabbandato dall’Iraq, un commercio che rappresenta la linfa vitale per lo Stato Islamico. Diverse fonti hanno riportato che Ankara ha fornito energia elettrica a Tal Abyad durante il controllo dei jihadisti.
Come Kobane, la cui presa da parte dei miliziani del Daesh avrebbe garantito loro il controllo del confine con la Turchia per 400 chilometri, così anche Tal Abyad si traduce con una conquista fondamentale, proprio perché permetteva allo Stato Islamico di gestire uno dei principali nodi di transito di combattenti, di merci e di contrabbandi da e per la Turchia, ovvero di tenere aperta una via diretta per Raqqa, “capitale” dello Stato islamico; con il controllo di Tal Abyad i jihadisti bloccavano anche il progetto dei curdi siriani dell’Ypg di consolidare il proprio territorio senza soluzione di continuità.
Così, mentre in Iraq l’esercito si fa sconfiggere un po’ ovunque, basti vedere la recente perdita di Ramadi e dell’intero al-Anbar, nel nord della Siria i curdi, che sono meno equipaggiati degli iracheni, conquistando villaggi e città dimostrano che lo Stato Islamico può essere vinto. Lo stesso discorso può essere fatto per l’Iraq, dove gli unici ad opporre un’efficace resistenza sono stati fino ad oggi i curdi della Regione autonoma.
D’altronde la posta in palio è alta: per l’impegno e il sacrificio nella lotta contro il Daesh i curdi potrebbero reclamare un riconoscimento sovranazionale in quanto stato indipendente: al momento la popolazione è infatti distribuita fra Iraq, Turchia, Siria e Iran.
Preoccupato per i successi dei curdi è di certo il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, il quale è sempre stato ossessionato dalla minoranza curda del suo paese, che rappresenta il 18% della popolazione.

