di Guido Keller –
A distanza di meno di 24 ore dall’attentato alla stazione ferroviaria di Volgograd, nella Russia meridionale (ex Stalingrado), dove la 26enne originaria del Daghestan Oksana Aslanova si è fatta esplodere nei pressi dell’area metal detector uccidendo 18 persone e ferendone una quarantina, vi è stato un nuovo attentato nella città: almeno 14 viaggiatori sono morti nell’esplosione su un filobus che stava transitando nel quartiere Kachinsky, zona del mercato di Volgograd. L’esplosione è avvenuta alle 8:23 ora locale, le 5:23 in Italia, ed ha provocato 27 feriti, fra i quali un bambino di 6 mesi.
Il portavoce del comitato investigativo, Vladimir Markin, ha riferito che anche in questo caso si è trattato di un attentato suicida e che “il momento e il luogo dell’attacco sono stati scelti in quanto in quelle coordinate il filobus viene utilizzato da molte persone, in particolare da studenti delle scuole vicine”.
Il ministro della Salute, Veronika Skvortsova, ha riferito che “tutti i feriti sono in gravi condizioni, con ustioni diffuse e traumi multipli” e che “ se sarà necessario, verranno portati in aereo a Mosca”.
Gli inquirenti stimano che per portare a termine l’attacco l’attentatore ha utilizzato almeno 4 kg. di TNT e l’onda d’urto ha distrutto quasi completamente il mezzo ed ha frantumato i vetri dei palazzi circostanti.
Fonti riferiscono che le forze di sicurezza sarebbero sulle tracce di un altro ordigno, destinato ad esplodere sempre a Volgograd nella giornata di domani.
Quello di oggi è il quarto attentato di matrice islamica in Russia in pochi giorni, ovvero il terzo a Volgograd in due mesi: il 21 ottobre scorso Naida Akhiyalova, daghestana, moglie di un estremista islamico da poco convertito all’Islam, si era fatta esplodere su un autobus uccidendo tre ragazze e tre ragazzi.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha disposto il rafforzamento delle misure di sicurezza in vista dei giochi invernali di Sochi, che prenderanno inizio il 7 febbraio prossimo e che, pensate in grande, dovranno rappresentare il trionfo del leader russo nella scena mediatica internazionale.
Nel Caucaso settentrionale i radicali islamici vorrebbero introdurre un emirato e quindi rendersi indipendenti da Mosca; uno dei leader della rivolta cecena, Doku Umarov, già a luglio aveva minacciato attraverso un video la stabilità proprio in vista dei giochi invernali ed aveva esortato i militanti ad impegnare “la massima forza” affinché il presidente Vladimir Putin tragga vantaggio dalla diffusione mediatica delle olimpiadi invernali.

