di Enrico Oliari –
Dopo l’attacco avvenuto nella notte fra giovedì e venerdì ad un convoglio che, secondo l’intelligence, trasportava missili siriani in Libano destinati al gruppo sciita degli Hezbollah, vi è stata oggi una forte esplosione a Damasco: secondo la Tv di Stato siriana si tratterebbe di un nuovo blitz di Israele, che ha colpito un centro di ricerche militari alla periferia della città. L’obiettivo è stato il complesso militare di Jamraya, già oggetto di incursione a gennaio, quando caccia israeliani avevano compiuto simultaneamente due missioni e, oltre agli edifici, avevano centrato un altro convoglio con armi per Hezbollah.
L’attacco viene confermato anche dall’agenzia ufficiale siriana Sana, ma al momento non si hanno altre informazioni sull’accaduto.
Israele quindi continua a tenere sotto controllo quanto accade oltre il proprio confine, in Siria, poiché le relazioni tra il regime di Bashar al-Assad, l’Iran e gli Hezbollah rappresentano per Tel Aviv una possibile minaccia. Tuttavia è palese che Israele è altrettanto preoccupato per un possibile cambio di regime, dal momento che gli ‘amici-nemici’ dell’attuale governo di Damasco potrebbero presto ritirarsi per lasciare il posto all’incognita degli insorti, un insieme a cui partecipano anche i Fratelli Musulmani e persino gruppi jihadisti o, come al-Nursa, vicini ad al-Qaeda.
Va ricordato che Israele riceve dal regime siriano l’energia attraverso il gasdotto Arabico, che si raccoglie proprio ad Homs, quindi scende la Giordania fino ad Aqaba, risale il Sinai ed arriva, attraverso il mare, ad Ashkelon; inoltre è rimasta sempre aperta la questione dell’occupazione delle alture del Golan, importante riserva idrica e posizione strategica presa alla Siria con la Guerra dei Sei giorni, verso la quale Damasco ha mostrato una certa tiepidezza.
L’intervento della Comunità internazionale è impossibilitato per volere della Russia, la quale considera la Siria propria zona di influenza militare ed ha a Tartus una cospicua base, la unica in un panorama che dal Marocco al Kirghizistan (con esclusione di Iran) ospita basi statunitensi: tuttavia anche Israele sembra dire a Damasco che le cose vanno bene come stanno, a patto che il regime non fornisca armi ai nemici giurati, agli Hezbollah libanesi.

