di Enrico Oliari –
“Selma non riguarda il passato, Selma è ora”. Con queste parole il presidente Usa Barak Obama ha voluto commemorare il 50mo anniversario del “Bloody Sunday”, quando una marcia contro le discriminazioni razziali guidata da Martin Luther King venne repressa nel sangue a Selma, cittadina dell’Alabama.
Dopo mezzo secolo ancora il razzismo (perché tale è) nei confronti delle persone di colore resiste, tanto che nei momenti in cui Obama avvertiva che “Ferguson non è un caso isolato”, un giovane di colore di 19 anni, Tony Robinson, è stato freddato da un poliziotto a Madison, nel Wisconsin. Stando alla versione della polizia, l’agente era intervenuto per sedare una lite, ma poi ha aperto il fuoco sul ragazzo con cui era entrato in colluttazione, ma che era disarmato, uccidendolo sul colpo.
Un caso che richiama l’uccisione del 18enne Michael Brown lo scorso agosto a Ferguson, dove le proteste sono continuate per settimane anche per la decisione del jiury di non processare Darren Wilson, l’agente che lo ammazzò, o quella del 17enne Tayvon Martin, del 18enne Vonderrit Myers jr., ma la lista potrebbe continuare, perché sono tanti, troppi, i casi che dimostrano la realtà di agenti bianchi e della giustizia che in alcune zone degli Stati Uniti rispondono con modalità diverse a seconda del colore della pelle del criminale (o presunto tale).
Una macchia per l’intera nazione, tanto da finire nel tritacarne della diplomazia, con l’Egitto che ha ricambiato con le stesse parole, “seguiamo con attenzione quanto sta accadendo a Ferguson”, le critiche mosse da Washington per la repressione dei Fratelli Musulmani, o ancora Pyongyang, che ha definito i fatti della cittadina del Missouri la “tundra dei diritti umani”.
Solo mercoledì scorso è stato reso noto negli Usa un rapporto del Dipartimento della Giustizia allarmante sui comportamenti razzisti della polizia in alcune aree del paese e su Ferguson il Segretario alla Giustizia Eric Holder ha fatto sapere che l’Amministrazione “ricorrerà a ogni suo potere” a Ferguson, compresa la possibilità di smantellare l’intera struttura della polizia “per formarne una completamente nuova”.
Nel rapporto si legge che nella cittadina del Missouri su 53 agenti di polizia solo tre sono di colore, in una realtà dove il 63% degli abitanti è afroamericano: i reati contestati, come pure le contravvenzioni stradali, riguardano praticamente solo la popolazione di colore, mentre gli agenti ricorrono ad un uso eccessivo della forza, sempre verso i “negri”, arrivando all’impiego di cani e di pistole Taster.
Il sindaco di Ferguson, James Knowles, ha reso note le dimissioni di due agenti e il licenziamento del responsabile della cancelleria del tribunale per “gravi pregiudizi razziali”.
A preoccupare Obama è anche un sondaggio uscito proprio oggi che dà 4 americani su 10 convinti che da quando lui è presidente le relazioni tra bianchi e neri sono peggiorate. Per questo, condannando gli abusi degli agenti motivati da motivi razziali, ha affermato: “Non penso che quanto è accaduto a Ferguson sia tipico di ciò che accade nel Paese, ma non è un caso isolato. Penso che ci siano circostanze nelle quali la fiducia tra le comunità e le forze dell’ordine si è deteriorata. E credo che singoli individui o interi dipartimenti di polizia nel paese potrebbero non aver ricevuto la giusta formazione”.

