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La World Anti-Doping Agency (Wada), che già nel novembre 2015 aveva chiesto alla Iaaf, l’Associazione internazionale delle Federazioni di atletica, di interdire agli atleti russi accusati di doping l’accesso alle Olimpiadi, ha insistito nelle accuse rivolte alla Russia di aver fin troppo

tollerato l’uso delle sostanze dopanti in occasione delle olimpiadi di Vancouver 2010 e di Sochi 2014, parlando addirittura di un “sistema di falsificazione” dei test ordinato dalle autorità politiche.

Secondo la Wada a truccare i risultati delle analisi erano in particolare il laboratorio di Sochi e ma anche quello di Mosca, e sarebbero stati individuati almeno 312 casi di atleti dopati fatti passare come in regola con i requisiti.

Il rapporto della Wada realizzato da una commissione indipendente guidata dall’avvocato canadese Richard McLaren, indica che a operare per coprire le irregolarità sarebbe stata un’azione concertata del ministero dello sport di Mosca, dei servizi segreti (Fsb) e del centro nazionale di preparazione del Team Russia.

La Wada ha quindi chiesto ufficialmente di escludere tutte le nazionali della Russia dalle gare dell’Olimpiade di Rio.

Il Cio, il Comitato olimpico internazionale, è chiamato a prendere a breve una decisione che potrebbe avere importanti conseguenze politiche, ed il presidente Tomas Bach ha detto che il rapporto della Wada rivela “un inedito e choccante attacco all’integrità dello sport e dei Giochi Olimpici”, per cui “il Cio non esiterà a prendere le più dure sanzioni a disposizione contro ogni individuo o organismo implicato”.

Due giorni fa il New York Times aveva pubblicato la richiesta di una decina di organizzazioni anti-doping, tra cui quella statunitense e quella canadese, di escludere tutte le nazionali russe dalle competizioni di Rio.

Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato la sospensione temporanea dei dirigenti pubblici coinvolti nello scandalo.