di C. Alessandro Mauceri

Recentemente i capi di stato riuniti presso l’assemblea generale delle Nazioni Unite hanno ribadito gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Oss). Uno degli obbiettivi (Sdg 3.6) convenuti è stato dimezzare il numero di morti e feriti sulle strade entro il 2020. Una decisione che nasce dalla constatazione che gli incidenti stradali sono ancora un fardello pesante sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista economico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti diffuso nei giorni scorsi i risultati di uno studio sulla sicurezza sulle strade a livello globale. I dati sono sorprendenti. Nonostante tutte le misure introdotte e le tecnologie per ridurre gli incidenti, il numero di morti resta spaventosamente alto: sono 1,25 milioni i morti ogni anno in incidenti stradali.

Ma non basta gli incidenti stradali sono la prima tra le cause di morte dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni (più dell’Hiv, della povertà, dei suicidi, degli omicidi e di molti altri fattori che invece sono costantemente attenzionati dai media).

Nonostante tutte le nuove tecnologie e la maggiore sicurezza dei veicoli rispetto al passato, il numero delle morti sulla strada è in costante aumento dal 2001 ad oggi.

Interessanti anche i risultati della ricerca dal punto di vista geopolitico. Sebbene la metà dei veicoli circoli nei paesi in cui la popolazione ha reddito pro capite medio o basso, è qui che avvengono il 90 per cento degli incidenti mortali.

In altre parole, per assurdo che possa sembrare (a prima vista), la probabilità di morire in un incidente d’auto è legata al paese in cui si vive. I morti in Europa sono 9.3 ogni centomila abitanti, ma se ci si sposta nel continente americano questo numero sale 15.5. Aumenta ancora nel sud est asiatico e in Australia per raggiungere il massimo (26.6 morti ogni centomila abitanti) in Africa.

Anche i mezzi adoperati sono rilevanti: quasi la metà dei decessi riguarda pedoni, ciclisti e motociclisti.

Per cercare di ridurre le cause di queste stragi, negli ultimi tre anni, sono stati 17 i paesi (con una popolazione di 409 milioni di persone) che hanno modificato le proprie leggi per adottare migliori pratiche e ridurre i rischi legati a fattori chiave (velocità massima, sanzioni per l’assunzione di alcool, obbligo dell’uso del casco, uso delle cinture di sicurezza e simili).

Ma forse il dato più sorprendente è quello relativo alla sicurezza dei veicoli: secondo lo studio condotto dall’OMs l’80 per cento dei veicoli che circolano nel mondo non rispetta i requisiti di base per la sicurezza. E stando così le cose sarà difficile raggiungere gli obiettivi prefissati.