di Giacomo Dolzani –
È una vera e propria carneficina il risultato dell’attentato compiuto poche ore fa da un terrorista islamico nel parco di Gulshan-i-Iqbal nella città di Lahore, metropoli da 11 milioni di abitanti nel nord est del Pakistan, al confine con l’India, dove un kamikaze si è fatto esplodere in un parco giochi gremito di persone, soprattutto donne e bambini di religione cristiana, che stavano festeggiando la Pasqua.
Secondo il quotidiano pakistano Dawn le vittime sarebbero almeno 65 ed i feriti centinaia, ma il bilancio continua ad aggravarsi di minuto in minuto. L’esplosione, causata sembra da un singolo attentatore che indossava una cintura esplosiva, sarebbe infatti avvenuta in una zona molto affollata, nei pressi dell’area dove sono situati i giochi per i bambini.
Questa volta l’attacco non è stato però condotto dai miliziani dello Stato Islamico, bensì da terroristi talebani, che hanno poco fa rivendicato l’azione.
Secondo i racconti dei sopravvissuti, raccolti negli istanti successivi alla strage, ci sarebbero corpi dilaniati ovunque; le forze dell’ordine, che secondo le prime testimonianze, al momento dell’attacco, non erano presenti sul posto per garantire la sicurezza dell’evento se non con pochi agenti, hanno fatto sapere che le operazioni di soccorso hanno preso il via immediatamente e che si sta già cominciando a trasportare i feriti negli ospedali della città, non sapendo però fornire informazioni precise riguardo al numero delle vittime.
Il premier pakistano, Nawaz Sharif, in un messaggio aveva soltanto ieri inviato gli auguri di Pasqua a tutta la popolazione cristiana del paese, affermando che l’obbiettivo è quello di garantire pari diritti a tutte le minoranze.
In seguito all’attentato anche il primo ministro indiano, Narendra Modi, con il quale i rapporti non sono stati sempre buoni, ha telefonato a Sharif, esprimendogli la propria solidarietà.
Twitter: @giacomodolzani

