di Giuseppe Gagliano –

Il Pakistan punta a ottenere dagli Stati Uniti un fondo da 10 miliardi di dollari per sostenere la rupia e rafforzare le proprie riserve valutarie, trasformando il ruolo svolto nella mediazione durante la crisi con l’Iran in un’opportunità di rilancio economico. La proposta prevede un meccanismo bilaterale della durata massima di cinque anni, destinato a ridurre la dipendenza dai finanziamenti del Fondo monetario internazionale, della Cina e delle monarchie del Golfo.

Washington non ha ancora assunto una posizione ufficiale. Il Tesoro statunitense ha riconosciuto i progressi compiuti da Islamabad nella stabilizzazione economica, ribadendo però la necessità di proseguire le riforme fiscali e di consolidare il ritorno del Paese sui mercati finanziari internazionali.

La richiesta arriva mentre il Pakistan continua a fare i conti con una situazione finanziaria fragile. Dopo aver evitato l’insolvenza nel 2023 grazie all’intervento del Fondo monetario internazionale, Islamabad resta fortemente esposta alle oscillazioni dei prezzi dell’energia e al sostegno dei partner esteri. Nei mesi scorsi il governo ha rimborsato 3,5 miliardi di dollari agli Emirati Arabi Uniti, compensando l’uscita di liquidità con un nuovo sostegno finanziario saudita.

Per gli Stati Uniti un eventuale intervento avrebbe una valenza che va oltre l’assistenza economica. L’obiettivo sarebbe rafforzare la presenza americana in un Paese tradizionalmente vicino alla Cina, senza mettere in discussione il partenariato strategico tra Islamabad e Pechino. Il sostegno finanziario potrebbe infatti favorire una maggiore presenza delle imprese statunitensi nei settori minerario, industriale ed energetico.

Tra i dossier di maggiore interesse figura il progetto minerario di Reko Diq, nel Belucistan, dove Washington ha già sostenuto iniziative finanziarie legate allo sviluppo di giacimenti di rame e oro, materie prime considerate strategiche per l’industria tecnologica e della difesa.

Anche la sicurezza regionale rappresenta un elemento centrale del negoziato. La posizione geografica del Pakistan, al confine con Iran e Afghanistan e affacciato sul Mar Arabico, ne fa un interlocutore rilevante per la gestione delle crisi regionali, la sicurezza delle rotte energetiche e il dialogo con Teheran.

Un eventuale sostegno americano, secondo gli analisti, difficilmente sostituirebbe il ruolo del Fondo monetario internazionale. Più probabile è che Washington colleghi qualsiasi nuovo finanziamento al mantenimento del programma di riforme economiche già concordato con l’istituzione finanziaria internazionale.

La trattativa conferma così il valore strategico assunto dal Pakistan nella competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina. Islamabad punta a diversificare le proprie fonti di sostegno economico, mentre Washington cerca di rafforzare la propria influenza in uno dei principali snodi politici e strategici dell’Asia meridionale.