Palestina. Il pressing internazionale sulla soluzione a Due Stati

di Shorsh Surme

La conferenza internazionale sulla risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione a Due Stati cominciata lunedì, è stata co-presieduta da Arabia Saudita e Francia con la partecipazione di decine di leader mondiali, presso la sede dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
La conferenza si è tenuta in conformità con la Risoluzione 79/81 dell’Assemblea generale, che ha chiesto di riunire gli Stati membri e gli osservatori per promuovere il processo di pace israelo-palestinese. Si è visao un’ampia presenza internazionale, inclusi leader, capi di governo e ministri degli Esteri provenienti da tutto il mondo.
La conferenza si concentrata su tre assi principali: il primo è porre fine alla guerra israeliana a Gaza e garantire il cosiddetto “giorno dopo”, assicurando un cessate-il-fuoco permanente e alleviando le sofferenze umane.
Il secondo asse è dare potere a uno Stato di Palestina sovrano ed economicamente sostenibile che viva fianco a fianco con Israele in pace e sicurezza, ponendo fine al conflitto decennale. Il terzo asse mirava ad attuare la Dichiarazione di New York e le risoluzioni internazionali pertinenti e a stabilire meccanismi chiari per monitorarne l’attuazione sul campo. Gli osservatori si aspettavano che la conferenza rappresentasse una pietra miliare nel rilancio del processo diplomatico verso una soluzione a Due Stati, soprattutto alla luce del crescente slancio internazionale delle ultime settimane, evidenziato dai nuovi riconoscimenti ufficiali dello Stato di Palestina.
Il vertice si è svolto in un momento in cui le prospettive di un cessate-il-fuoco si fanno sempre più scarse a quasi due anni dallo scoppio della guerra nella Striscia di Gaza.
Questo mese l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una dichiarazione di sette pagine che delinea “passi concreti, vincolanti e irreversibili” verso una soluzione a Due Stati, condannando Hamas e chiedendone la resa e la deposizione delle armi.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas e decine di altri funzionari palestinesi non hanno potuto partecipare fisicamente al vertice, poiché gli Stati Uniti si sono rifiutati di rilasciare loro i visti. La loro partecipazione è stata tramite collegamento video.
“Il mondo chiede a gran voce uno Stato palestinese, e dobbiamo realizzarlo”, ha dichiarato il ministro di Stato palestinese per gli Affari esteri e gli Espatriati Faresine Aghabakian Shahin, per il quale “Ora devono dimostrare quali saranno queste misure”.
Il 21 settembre Gran Bretagna, Canada, Australia e Portogallo hanno annunciato il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina, unendosi agli oltre 147 paesi che in precedenza avevano fatto altrettanto in quanto stato sovrano. L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha affermato che Israele e gli Stati Uniti boicotteranno il vertice sulla soluzione dei Due Stati, mentre funzionari israeliani hanno affermato che Israele sta valutando la possibilità di una ritorsione annettendo parte della Cisgiordania, oltre ad adottare misure bilaterali specifiche contro Parigi.