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Sembrava che gli episodi di violenza in Palestina e a Gerusalemme fossero rientrati, ma nelle ultime ore si sono registrati nuovi accoltellamenti ed attacchi: due palestinesi, uno dei quali è stato poi ucciso, hanno assalito con coltelli alcuni israeliani ferendone cinque, mentre a sud di Nablus, non distante da un posto di blocco, un palestinese si è scagliato con la propria auto contro un gruppo di autostoppisti israeliani ferendone quattro, due dei quali in modo grave; l’assalitore è stato ucciso dai miliari.
Una guardia della colonia di Beitar Illit, in Cisgiordania, è rimasta ferita con fendenti da una donna palestinese, colpita poi da colpi a fuoco dalla reazione del militare.
L’ondata di violenze, chiamata “Intifada dei coltelli”, ha preso il via agli inizi di ottobre insieme a scioperi e a disordini a seguito della decisione delle autorità israeliane di concedere agli ebrei di pregare sulla Spianata delle Moschee. Il luogo è a dire il vero sacro per i musulmani in quanto lì Maometto sarebbe stato assunto in cielo dalla roccia ora contenuta nell’omonima cupola, per gli ebrei in quanto resto del tempio costruito da Salomone e distrutto dai romani nel 70 d.C., e per i cristiani perché vi si è recato più volte Gesù. Fino ad oggi gli ebrei si erano fermati a pregare al muro di basamento dell’antico tempio, cioè presso il Muro del Pianto, ma in ottobre alcuni ebrei ortodossi erano saliti sulla Spianata con il via libera dell’esercito.
A far rientrare l’emergenza era stato l’intervento mediatore del segretario di Stato Usa John Kerry, il quale aveva incontrato il re giordano Abullah II, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen: si era deciso il mantenimento dello status del luogo com’era sempre stato; Israele si è infatti impegnato a “rispettare pienamente il ruolo particolare” della Giordania, che con i suoi militari presidia i luoghi santi all’Islam (quindi anche la Spianata) secondo quanto stabilito nel 1967; verranno comunque istallate delle telecamere sulla Spianata, dal momento che, come aveva precisato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la moschea di “al-Aqsa è importante per Israele”.

