Notizie Geopolitiche –
Com’era stato preannunciato, la Giordania ha presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu una bozza di risoluzione “in blu” (da votare entro 24 ore) sostenuta dai palestinesi e promossa dalla Francia che chiede “una giusta, durevole e globale soluzione pacifica” al conflitto israelo-palestinese con un ritiro israeliano ai confini del 1967 entro il 2017.
La Giordania rappresenta i palestinesi all’Onu ed al momento siede al Consiglio di Sicurezza in quanto subentrata all’Arabia Saudita, che aveva rifiutato il proprio turno; ospita circa 2 milioni di palestinesi fuggiti dall’occupazione israeliana, di cui 304mila in 10 campi profughi.
Nei giorni scorsi il premier israeliano Benjamin Netanyahu, incontrando a Roma il segretario di Stato Usa John Kerry e il premier italiano Matteo Renzi, ha affermato che “Israele respinge tentativi di assalti diplomatici, attraverso decisioni dell’Onu, per costringerci ad un ritiro entro i confini del 1967 in 2 anni”, poiché porterebbe gli “estremisti islamici nei sobborghi di Tel Aviv e nel cuore di Gerusalemme”.
Oggi Riyad Mansour, rappresentante dei palestinesi all’Onu, ha comunque detto che “Siamo disponibili a lavorare con chi vuole lavorare con noi al Consiglio Onu in maniera positiva e costruttiva”.
La soluzione dei “due popoli, due stati”, portata avanti caparbiamente da John Kerry, sembra andare per la maggiore, nonostante la netta contrarietà dei “falchi” del governo Netanyahu, in particolare del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman e di quello dell’Edilizia Uri Ariel, le cui posizioni intransigenti sono entrate in collisione con quelle dei moderati e sono state concausa dell’attuale crisi di governo.
Recentemente vi è stato lo storico riconoscimento della Palestina da parte della Svezia e, in questi casi non vincolante, delle Camere basse di Spagna, Francia, Portogallo e Gran Bretagna,

