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E’ “Giornata della rabbia” quella indetta oggi dal partito di maggioranza dell’Autorità nazionale palestinese al-Fatah a Gerusalemme, dopo i pesanti scontri presso la Spianata delle Moschee quale del tentato omicidio del rabbino Yehuda Glick, attivista della destra ultra-radicale.
Il luogo, santo per diverse confessioni e religioni, è nella tradizione ebraica il Monte del Tempio di Gerusalemme, mentre per quella islamica è, da oltre mille anni, la Spianata delle Moschee; secondo la Bibbia venne fatto edificare dal re d’Israele Salomone nel X secolo a.C., mentre nel 70 d.C. venne distrutto dalle legioni di Roma.
Nelle idee propagate da Glick ai suoi sostenitori, la Spianata delle Moschee deve tornare ad essere esclusivamente ebraica, con l’interdizione ai musulmani.
Al premier Benyamin Netanyahu non è restato altro da fare che far confluire in città agenti di polizia di rinforzo e ordinare la chiusura del luogo santo, poi riaperto in un secondo momento; da Ramallah, Abu Mazen ha accusato il governo israeliano di continuare a cercare lo scontro ed ha espresso sdegno per la decisione i chiudere la spianata, fatto che non succedeva dal 2000, quando l’allora capo della opposizione israeliana Ariel Sharon fece la sua “passeggiata” di fronte alla moschea al-Aqsa, scatenando la seconda intifada.
Per la Giornata della rabbia la dirigenza di al-Fatah ha chiesto “ai combattenti e al popolo palestinese di aiutare la Moschea al-Aqsa e Gerusalemme occupata”, Lo ha riportato l’agenzia palestinese Wafa, la quale ha anche aggiunto che la Commissione di Fatah per la Mobilitazione e l’Organizzazione ha chiesto di organizzare per venerdì “una giornata della rabbia in patria e nei Paesi dove si trovano i rifugiati, per esprimere l’opposizione del popolo palestinese a ogni attacco contro i luoghi sacri e soprattutto la Moscha al-Aqsa… E di considerare la profanazione di al-Aqsa una dichiarazione di guerra religiosa contro la popolazione palestinese e la nazioni arabe islamiche”.

