di Enrico Oliari –

Dopo essere penetrati nella parte settentrionale di Palmira, la città siriana patrimonio UNESCO, ieri i militari siriani sono riusciti a conquistare il Castello arabo, costruito tra il XII e XVII secolo e situato su una collina che domina la città. E’ tuttavia in corso una controffensiva dei miliziani dell’Isis per cercare di riprendere l’antico maniero, il cui controllo garantirebbe di tenere in pugno la città stessa che, ricordiamo, è composta da un’ampia parte antica fatta perlopiù di rovine di epoca romana, ed una nuova, i cui abitanti sono stati invitati dall’esercito siriano a fuggire per evitare i combattimenti.

Nella notte vi sono stati scontri nei quartieri di Mutaqa’ideen e al-Jami’iya, ma anche dal distretto centrale si è levata una colonna di fumo, segno di scontri in corso. al-Amiriyah, a nord del sito archeologico, è già caduta e i combattimenti proseguono anche nella zona dell’aeroporto di Palmira.

Ritirandosi dalla parte settentrionale della città, i jihadisti si sono diretti verso l’area dei giatdini, situata in centro, dopo tuttavia aver disseminato mine e piazzato cecchini per rallentare l’avanzata dei regolari, i quali sono supportati da una rosa di gruppi tra i quali gli Hezbollah libanesi e unità paramilitari filo governative.

Prendere Palmira significa aprire la porta ad un’offensiva su Raqqa, la roccaforte siriana dello Stato Islamico, tagliare i rifornimenti ai terroristi e nel contempo indebolire l’assedio di Deir-ez-Zor, città che già i jihadisti controllano per il 60 per cento.

I primi raid russi su obiettivi dell’Isis a Palmira risalgono al 2 novembre, ma ve ne sono stati anche nei giorni scorsi, immediatamente prima dell’inizio dell’avanzata.

I jihadisti avevano preso la città nel maggio 2015 per la sua posizione strategica e per farne un avamposto in vista di uno slancio su Damasco: l’attacco era costato loro la perdita di 400 miliziani. istallata la sharia come legge amministrativa, i jihadisti hanno ucciso centinaia di abitanti.

Oltre che a trafugare opere d’arte (le principali sono tate messe in salvo nel museo di Damasco), i jihadisti hanno voluto dare prova al mondo della loro determinazione hanno compiuto scemi, quali la distruzione in settembre di tre celebri tombe funerarie, “quelle che erano meglio conservate, le più belle”, come aveva riferito numero uno delle antichità siriane Mammoun Abdelkarim;

il 5 ottobre è stato fatto saltare in aria l’Arco di trionfo di Palmira, il 24 agosto il celebre tempio di Baal Shamin e il 31 agosto il Tempio di Bel.

Il 19 agosto è stato decapitato il noto archeologo Khaled Asaad, già direttore per oltre cinquant’anni del complesso di Palmira.

Come ha spiegato su Notizie Geopolitiche Angelo Gambella, sarebbero ben 12 le forze e gruppi impegnati nell’attacco, ad iniziare dalle Forze Tigre (unità di elite) e dalla 67a Brigata della 18a Divisione corazzata dell’esercito siriano. Questi uomini sono supportati dalle Aquile del Deserto (paramilitari siriani noti per essere stati addestrati dai russi a Latakia), dalle forze di difesa nazionali (NDF, forze popolari siriane), dai militanti dell’SSNP (Partito Siriano Socialista Nazionale, composto prevalentemente da assiri) e da altri gruppi siriani come Dara’ Qalamoun (Scudo del Qalamoun, unità paramilitari filo governative) e Kataebat Al-Ba’ath (la milizia del partito Baath di Assad al potere). Fanno parte dell’operazione combattenti stranieri, ovvero gli Hezbollah libanesi, le milizie sciite irachene di Liwaa Imam Ali, Harakat al-Nujaba e Kataeb Hezbollah, ed infine gli armati di Liwaa al-Badr.

Il comando delle operazioni è stato affidato a Suheil al-Hassan, comandante delle Forze Tigre con il grado di colonnello, noto per aver rifiutato più volte la promozione a generale dell’esercito, e per essere stato premiato dal ministero della Difesa russo. L’ufficiale siriano è stato al comando di tutte le principali operazioni contro l’Isis degli ultimi mesi. al-Hassan, detto “la Tigre”, ha comandato in prima linea lo scioglimento dell’assedio di oltre due anni della base aerea di Kuweires, l’accerchiamento dell’Isis ad Aleppo est e,pochi giorni, fa il recupero dell’autostrada Khanasser-Ithriya l’unica via di comunicazione in mano al governo dal centro al nord della Siria (da Hama ad Aleppo).