di Enrico Oliari –
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro, a Panama per il vertice delle Americhe, è stato contestato da diversi oppositori: spostandosi dalla sede del congresso all’antistante hotel Sheraton, dove alloggia con la sua delegazione, è stato accolto con un pesante frastuono di pentole battute, un “cacerolazo”. Fra le centinaia di manifestanti anche molti venezuelani residenti a Panama, che hanno anche urlato slogan contro il suo governo.
Tuttavia Maduro deve fare i conti con un’incognita assai più seria: il riavvicinamento fra Cuba e gli Stati Uniti isola il Venezuela nella retorica antimperialista, tanto che non passa giorno senza che Maduro accusi Washington di sobillare i disordini nel suo paese, di distruggerne l’economia o di inviare spie, per cui di recente gli Usa hanno comminato sanzioni contro la Repubblica bolivariana, di cui Cuba era la prima alleata.
Ora che Cuba si apre agli Usa e che quindi il castrismo compie un’evoluzione copernicana, Maduro rischia di restare lì, solo con il cerino in mano, a raccontare ad un popolo duramente provato dalla crisi economica e dal crollo del prezzo del petrolio, che il nemico è il capitalismo.

