di Enrico Oliari –
Panama Papers. Così si chiama il nuovo terremoto globale che scuote banche e potenti, un affaire che fa sembrare cosa da poco il WikiLeaks di Julian Assange.
I dati, portati prima alla Sueddeutsche Zeitung e poi all’Icij (consorzio internazionale dei giornalisti investigativi), lasciano di stucco: 11,5 milioni di file segreti, cioè di mail, pdf e quant’altro per un totale di 2,6 terabyte trafugati dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama, che riguardano 214mila società off-shore riconducibili a capi di Stato e di governo, uomini della finanza e imprenditori che lì hanno nascosto almeno una parte dei propri patrimoni. E se lì sono stati nascosti, è perché di quei capitali non si doveva sapere nulla. Ricchezze personali accumulate chissà come, nascoste al fisco ma anche al proprio paese, magari dall’economia disastrata e con un conflitto in corso, come nel caso del presidente ucraino Petro Poroshenko.
In Cina la lotta alla corruzione è stata definita prioritaria e non passa giorno senza che vengano vengono messe le manette a questo o a quel funzionario di partito, ma a Panama sono saltati fuori i conti di diversi parenti del presidente Xi Jinping e di altri dirigenti chiave del Paese. I migranti pachistani cercano di raggiungere l’Europa confondendosi con quelli siriani perché non arrivano alla fine del mese, ma il nome del premier pachistano Nawaz Sharif è lì, a Panama, in compagnia di quelli del presidente argentino Mauricio Macrì e di quello azerbaigiano Ilham Aliyev, del re saudita Salman e di vicinissimi di Vladimir Putin, del primo ministro dell’Islanda Sigmundur Gunnlaugsson, e di famigliari e di amici del presidente siriano Bashar al-Assad, del premier britannico David Cameron, dell’egiziano Hosni Mubarak, dell’ormai defunto (ma non gli eredi) Muammar Gheddafi e del presidente siriano Bashar al-Assad.
E poi imprenditori e vip di ogni livello, dall’Italiano Luca Cordero di Montezemolo con altri 800 connazionali (sarà L’Espresso, parte del Icij, a pubblicare il servizio) al calciatore Leo Messi, alla star del cinema d’arti marziali Jackie Chan, ma anche organizzazioni terroristiche, narcotrafficanti.
Una tempesta appena iniziata, di cui ancora non è chiaro quali saranno le conseguenze, ma è certo che difficilmente terminerà nel mal comune mezzo gaudio. Per Gunnlaugsson il parlamento ha già aperto una procedura di impeachment. Anche perché è difficile che non abbia conseguenze un affaire che coinvolge 203 paesi, 14 mila intermediari finanziari e 511 le banche, tra cui alcune italiane.
Intanto il governo panamense si è detto disponibile a collaborare, staremo a vedere su cosa e con chi.

