di Giuseppe Gagliano

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un nuovo affondo sulla questione strategica del Canale di Panama. Secondo Trump alle navi americane, militari e commerciali, dovrebbe essere garantito il passaggio gratuito sia attraverso il Canale di Panama sia attraverso quello di Suez.

A supporto della sua richiesta Trump ha evocato il ruolo storico degli Stati Uniti nella costruzione e gestione del Canale di Panama, sottolineando che l’infrastruttura non sarebbe mai esistita senza il decisivo contributo americano. Ha inoltre incaricato il Segretario di Stato Marco Rubio di “intervenire immediatamente” sulla questione.

La posizione di Trump non è nuova. Negli ultimi mesi, il presidente aveva già denunciato l’influenza cinese sui porti adiacenti al Canale, evidenziando la presenza di operatori controllati da Hong Kong, e aveva accennato all’idea di una “riappropriazione” della via d’acqua, senza escludere l’uso della forza.

Dal punto di vista giuridico tuttavia i trattati Torrijos-Carter del 1977 stabiliscono principi chiari: il Canale è neutrale, le tariffe devono essere uguali per tutte le navi, senza discriminazione di bandiera.

In questo quadro ogni richiesta di trattamento preferenziale agli Stati Uniti, come quella ipotizzata da Trump, entra in conflitto con il diritto internazionale e con la sovranità panamense riconosciuta ufficialmente dagli stessi Stati Uniti nell’aprile 2025.

Il presidente di Panama, José Raúl Mulino, ha risposto con fermezza alle dichiarazioni di Trump ribadendo che il Canale è gestito in piena autonomia dall’Amministrazione del Canale di Panama, nel rispetto dei trattati internazionali e della costituzione nazionale. Ha inoltre chiarito che nessun accordo consente esenzioni o trattamenti preferenziali per singoli Paesi.

Parallelamente la Federal Maritime Commission statunitense ha avviato un’indagine su sette rotte commerciali, tra cui il Canale di Panama e quello di Suez, per verificare eventuali “condizioni avverse” al commercio statunitense.

Queste mosse si inseriscono in una strategia più ampia della Casa Bianca che, attraverso pressioni tariffarie e rivendicazioni simboliche, cerca di consolidare la supremazia americana sulle principali arterie marittime globali.

Se da un lato l’approccio di Trump appare coerente con la sua visione “transactional” della politica estera, dove il contributo passato legittima diritti speciali nel presente, dall’altro rischia di alimentare frizioni inutili con alleati strategici, proprio mentre Washington tenta di contrastare l’espansione cinese in America Latina.

Il Canale di Panama resta così al centro di una partita diplomatica delicata, dove storia, diritto e geopolitica si intrecciano, ma dove ogni forzatura potrebbe risultare più dannosa che efficace per gli interessi americani.