Paraguay. Dietro le sbarre “La Maldad”, duro colpo al narcotraffico

di Giuseppe Gagliano

Un’operazione internazionale complessa e simbolica ha riportato in Sud America José Estigarribia Cristaldo, noto come “La Maldad”, ex procuratore aggiunto e presunto braccio destro del narcotrafficante uruguaiano Sebastian Marset. Dopo mesi di latitanza e una rocambolesca fuga attraverso gli Emirati Arabi, Estigarribia è stato estradato dal Paraguay con il sostegno dell’Interpol.
L’uomo, fermato a Dubai e successivamente trasferito a Buenos Aires, è arrivato il 29 luglio all’aeroporto Silvio Pettirossi, dove è stato immediatamente sottoposto a un controllo medico e poi trasferito in una struttura di massima sicurezza. Il giudice Rosarito Montania ha disposto la sua detenzione preventiva nel carcere Martin Mendoza, nella città di Emboscada.
Estigarribia è accusato di essere parte integrante del cuore operativo dell’organizzazione di Sebastian Marset, un nome che da anni riecheggia nei rapporti delle agenzie anti-narcotici come simbolo della nuova criminalità organizzata transnazionale tra il Sud America e l’Europa. Non si tratta solo di traffico di droga, ma di un sistema ibrido che intreccia criminalità, apparati statali corrotti, banche, e circuiti di riciclaggio.
“La Maldad” avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’operazione “A Ultranza PY”, la più vasta offensiva antidroga nella storia del Paraguay, avviata nel 2022. Le accuse includono traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio di denaro, con mandati di arresto sia nazionali che internazionali.
Sebbene le autorità abbiano ottenuto l’estradizione di Estigarribia e l’arresto in Spagna della moglie di Marset, Gianina Garcia Troche, il capo dell’organizzazione resta ancora latitante. Marset è sfuggito a un blitz delle forze boliviane a Santa Cruz de la Sierra nel luglio 2023, e secondo fonti dell’intelligence, potrebbe trovarsi attualmente in Venezuela, protetto da una rete complice e da alleanze politico-finanziarie opache.
Gli Stati Uniti hanno formalmente accusato Marset e promesso una ricompensa di due milioni di dollari per informazioni che conducano alla sua cattura, all’interno di un’indagine che ha già portato al sequestro di oltre 16 tonnellate di cocaina destinate al mercato europeo.
Tra le pieghe oscure della vicenda emergono anche tentativi falliti di trattativa. Il procuratore generale paraguaiano ha rivelato che un ex giudice avrebbe cercato di negoziare con Marset la sua consegna in cambio della liberazione della moglie. Una lettera attribuita allo stesso Marset accusa diversi governi, tra cui gli Stati Uniti e il Paraguay, di orchestrare una persecuzione politica. Nella missiva, il narcotrafficante nega ogni intenzione di arrendersi spontaneamente, subordinando ogni dialogo alla liberazione dei suoi familiari.
Il caso Marset dimostra ancora una volta come il narcotraffico non sia più un semplice crimine, ma un fenomeno geopolitico complesso. L’organizzazione da lui diretta sfrutta canali bancari, paradisi fiscali e reti logistiche che si estendono dall’America Latina all’Europa, passando per il Medio Oriente.
In questo scenario le autorità del Paraguay, sostenute da Interpol, DEA, Europol e altri partner regionali, si muovono con crescente coordinazione, ma la sfida è enorme: arrestare uomini non basta, serve disarticolare l’intero ecosistema che rende possibile il crimine organizzato globale.