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Dopo che il prezzo del petrolio è passato dai 115 dollari al barile del giugno 2014 ai 30 dollari del gennaio 2016 gettando sul lastrico le economie di interi paesi produttori, vi è stata da gennaio una graduale risalita del 37 per cento del costo del Brent. Tuttavia la Banca Mondiale ha reso noto che “sta rivedendo al rialzo la sua previsione per i prezzi del greggio a 43 dollari per barile da 41 dollari per barile a causa della robusta domanda nel secondo trimestre”.

“Ci aspettiamo – continua – che i prezzi del petrolio saranno leggermente più alti nella seconda metà del 2016. Tuttavia, le scorte rimangono molto ampie e ci vorrà del tempo per diminuirle”.

A determinare il crollo del prezzo era stata la crescita dell’offerta innescata dalla cordata saudita dell’Opec per rendere meno conveniente la produzione negli Usa dello shlale olil, il petrolio di scisto.

Il danno per i paesi produttori è stato enorme: il Venezuela è praticamente saltato, la Russia, come aveva spiegato a suo tempo il ministro dell’Economia Anton Sulianov, perde 140 miliardi all’anno.