di C. Alessandro Mauceri

Da anni ormai quando si parla di ambiente e di ecologia, l’attenzione viene rivolta alla foresta amazzonica, considerata come il polmone della Terra, o all’Antartide. Poche volte viene attribuito il giusto peso ad un’altra risorsa fondamentale: il lago Baikal, in Russia. Un “serbatoio” che contiene circa un quinto delle acque dolci del pianeta, escluso le calotte polari e i ghiacciai.

Nei giorni scorsi è scattato l’allarme a causa dell’abbassamento del livello delle acque che ha raggiunto il minimo storico negli ultimi sessanta anni: la profondità del lago è scesa a 456,09 metri, poco al di sopra del livello minimo stabilito dal governo russo (456 metri). Un livello non casuale, ma che deriva da studi approfonditi: alcuni scienziati, infatti, ritengono che un livello dell’acqua inferiore a 456 metri potrebbe causare danni irreversibili non solo all’ecosistema del lago, ma a tutto il macrosistema che dal lago dipende, ossia l’intero pianeta.

Alcuni studiosi hanno parlato di un fenomeno “normale”, ciclico e fisiologico, ma la maggior parte degli scienziati ha detto che la situazione è grave. Come ha spiegato Andrei Zhdanov, ricercatore dell’istituto limnologico di Irkutsk, che si occupa proprio di studiare il lago, “C’è stato un periodo in cui il livello dell’acqua era molto basso, a causa di motivi meteorologici. In questo caso il processo non sta avvenendo interamente per ragioni climatiche”. La superficie del lago, infatti, è scesa di ben 40 centimetri in un solo anno (rispetto al 2013). “Il livello dell’acqua – ha detto Marina Rikhvanova, della Ong “Onda ambientale del Baikal” – è determinato da due serie di fattori. La prima è di tipo naturale: le precipitazioni e il livello dei fiumi; la seconda è di origine umana: la diga idroelettrica”. Due le principali cause di un cambiamento così repentino: da un lato l’innalzamento della temperatura globale (quella del 2014 è stata un’estate particolarmente secca) e, dall’altro, la deforestazione lungo le rive del fiume Selenga e il fatto che quantità sempre maggiori d’acqua vengono destinate all’impianto idroelettrico.

Qualcosa di analogo è già avvenuto per un altro lago, l’Aral, alla frontiera tra l’Uzbekistan e il Kazakistan. Fino a non molto tempo fa questo lago era il quarto bacino di acqua dolce più grande al mondo. Oggi la parte orientale del lago Aral è prosciugata. E anche per questo lago la causa è stata l’intervento umano: negli anni ’50 è stato deviato il corso di due suoi affluenti, il Amu Darya e il Syr Darya. In breve il livello di salinità dell’acqua è cresciuto eccessivamente (anche a causa dell’utilizzo smodato di prodotti chimici per le coltivazioni, soprattutto di cotone) e fauna e flora sono scomparse.

La stessa cosa sta avvenendo nel lago Baikal. Sempre che non si decida di cambiare il modo di utilizzare una risorsa che non è solo russa, ma di tutti.