di Alberto Galvi

In Perú si sono tenute le elezioni legislative per eleggere i 130 deputati che subentreranno dopo lo scioglimento del Congresso decretato dal presidente Martín Vizcarra il 30 settembre 2019. Prima dell’elezione del nuovo Congresso eletto, la vicepresidente Mercedes Araoz presenterà le sue dimissioni. La vicepresidente aveva già dato le sue dimissioni al presidente Vizcarra, che non le aveva accettate perché non riteneva questa una questione di sua competenza.

Il nuovo Congresso sarà molto frammentato, come non accadeva dal 2001, quando i partiti che avevano ottenuto dei deputati eletti erano 11. I partiti che compongono il nuovo Congresso sono: AP (Acción Popular), APP (Alianza para el Progreso), UP (Unión por el Perú), FP (Frente Popular), Frepap (Frente Popular Agrícola del Perú), FA (Frente Amplio), FP (Fuerza Popular), PP (Podemos Perú), PM (Partido Morado) e SP (Somos Perú).

I candidati eletti assumeranno nel marzo di quest’anno il loro mandato, che scadrà nel luglio 2021, quando i nuovi rappresentanti entreranno in carica per un periodo di 5 anni dopo lo svolgimento delle elezioni generali. In queste elezioni erano ammessi al voto quasi 25 milioni di peruviani, al fine di eleggere i congressisti per l’ultimo anno e mezzo prima delle elezioni generali del 2021.

In questa tornata elettorale anche molti partiti tradizionali non sono riusciti ad entrare al Congresso come il PAP (Partido Aprista Peruano), il PPC (Partido Popular Cristiano), la SN (Solidaridad Nacional) e il PC (Partido Contigo).

Il partito che ha ottenuto più seggi al Congresso è il partito di centrodestra di AC mentre la seconda forza più votata è il partito evangelico del Frepap. Nel sistema maggioritario però più voti non si traducono in una maggiore rappresentanza parlamentare. Per questa ragione che l’APP ha ottenuto più seggi del Frepap in quanto si è presentato alle elezioni in coalizione con il FP.

Il dato più importante di questa tornata elettorale è stato sicuramente la sconfitta del partito fujimorista di FP e dei suoi alleati politici, che nel precedente Congresso avevano la maggioranza dei seggi e avevano fatto un’opposizione ostruzionista al presidente Vizcarra. Un altro partito che è cresciuto in termini di consensi è quello populista dell’UP.

Le prime ripercussioni post elettorali in Perú arrivano con un’ordinanza di un giudice che ha ordinato il ritorno in carcere di Keiko Fujimori, già 2 volte candidata alla presidenza ed erede politica dell’ex presidente Alberto Fujimori. L’ordinanza è arrivata proprio dopo la debacle elettorale di FP.

La Fujimori deve ora completare i 15 mesi di detenzione preventiva che le rimangono da scontare, mentre viene indagata per presunto riciclaggio di denaro e aver ricevuto contributi illeciti dalla società di costruzioni brasiliana Odebrecht.

La prossima settimana il presidente Martín Vizcarra incontrerà già i gruppi di deputati eletti di recente alle elezioni del 26 gennaio, per definire un programma comune e continuare quelle riforme per combattere la corruzione e per ii miglioramento della situazione economica. Il governo manterrà così un dialogo costruttivo con tutte le forze politiche parlamentari.