di Guido Keller –
La chiamano “Legge di San Silvestro”, perché varata nell’ultimo giorno dell’anno. Tuttavia quella che ha voluto il vero capo della Polonia Kaczynski, e che prevede l’azzeramento dei vertici dei media pubblici per essere nominati dal ministero del Tesoro, suona più come una sfida all’Unione Europea e a uno dei suoi capisaldi, cioè la libertà di informazione.
D’altronde le opposizioni lo avevano previsto: “Il governo nazionalista cercherà per prima cosa di manipolare i media e il sistema giudiziario”. E così è stato:. Le elezioni del 25 ottobre hanno aperto un’era di riforme radicali ma non per questo fatte all’insegna della libertà e della democrazia, tanto che il il 19 dicembre si sono svolte nel paese proteste per la nomina diretta del governo di cinque nuovi giudici alla Corte costituzionale.
E finalmente oggi Bruxelles ha dato un segnale di vita, con il commissario Ue per l’Economia digitale, il tedesco Guenther Oettinger, che ha scritto per chiedere chiarimenti e per avvertire che la decisione di azzerare i vertici di tv e giornali pubblici potrebbe costare alla Polonia una serie di procedure di infrazione.
Ma forse la destra euroscettica di Jaroslaw Kaczynski sta aspettando proprio questo: avviare un attrito fra Bruxelles e la Polonia, un braccio di ferro per convincere l’opinione pubblica a voltare le spalle all’Europa unita.
I principali direttori della tv pubblica non hanno atteso la lettera di licenziamento di Kaczynski o dei “suoi” presidente della Repubblica Andrzej Duda e premier Beata Szydlo, preferendo dimettersi da soli.
Intanto non solo la pubblica Polskie Radio sta iniziando le trasmissioni con l’inno d’Europa al poso di quello nazionale. Malinconia più che Gioia di una Polonia sempre più distante da Bruxelles.

