di Guido Keller –

Dopo che le intelligence di mezzo mondo hanno lanciato per questo weekend e per i prossimi l’allarme per possibili attentati da parte dei terroristi yemeniti, diversi paesi occidentali hanno provveduto alla chiusura delle proprie rappresentanze diplomatiche nei paesi più a rischio.

Il Dipartimento di Stato americano ha lanciato un avviso di pericolo a tutti i cittadini statunitensi in viaggio nel mondo e dalla Casa Bianca si è appreso che il presidente Barack Obama “ha ordinato al team per la Sicurezza nazionale di fare tutti i passi appropriati per proteggere i cittadini americani e continuerà ad essere aggiornato regolarmente” sulla situazione.

“Il presidente – continua il comunicato emesso da Washington – viene aggiornato sulle potenziali minacce in atto o provenienti dalla Penisola araba”, per cui è stata presa in considerazione la possibilità che i terroristi “potrebbero concentrare i loro sforzi per condurre attacchi nel periodo che va da adesso alla fine di agosto”.

Della minaccia di attentati ne ha parlato anche il repubblicano Ed Royce, presidente della commissione Esteri della Camera dei rappresentanti Usa, il quale ha riferito di aver incontrato il vice-presidente Joe Biden, il quale ha assicurato che gli Stati Uniti “stanno prendendo ogni misura necessaria per proteggere il nostro personale e cittadini all’estero: quando abbiamo un’indicazione di una minaccia, la prendiamo seriamente”.

Così da Washington è arrivato l’ordine di chiusura di ambasciate e di consolati in 17 paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, dall’Algeria al Bangladesh.

Anche Germania, Francia e Gran Bretagna hanno chiuso le rispettive ambasciate nello Yemen e Londra ha già chiesto ai propri cittadini di lasciare quanto prima possibile il paese mediorientale.

Secondo fonti dei Servizi Segreti, il giorno più a rischio è il 7 agosto, fine del Ramadan, ma l’allarme pericolo riguarderebbe anche obiettivi sensibili nei paesi occidentali: si tratterebbe di “una minaccia molto più alta del normale”, “i terroristi potrebbero decidere di usare una varietà di mezzi e armi e prendere di mira sia obiettivi ufficiali che privati”.

Quella fra i qaedisti yemeniti e gli Stati Uniti è ormai una guerra aperta: da diverso tempo, con cadenza settimanale, si assiste infatti ad uno stillicidio di jihadisti uccisi nello Yemen ad opera dei droni statunitensi. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati il primo agosto quattro jihadisti sospettati di essere legati ad al-Qaeda uccisi mentre viaggiavano a bordo del loro veicolo. Si è trattato del terzo attacco in cinque giorni, tant’è che solo il 28 luglio sei miliziani sono stati uccisi in una località vicino a Mahfad; il 17 luglio, in un video messo online, al-Qaida nella Penisola arabica (Aqpa) ha confermato la morte del suo numero due, Said al-Chehri, annunciata a gennaio dalle autorità yemenite ed ucciso sempre da un drone Usa.

In febbraio il senatore repubblicano Lindsey Graham aveva riportato nel suo rapporto che erano 4700 le persone uccise dagli aerei senza pilota, non solo in Yemen, ma anche in Iraq, Somalia e Pakistan; si è trattato di un dato allarmante, che da lì a poco avrebbe spinto il presidente Obama a togliere alla Cia ed al dipartimento della Difesa il comando del reparto droni per darlo al Pentagono.