di Guido Keller –

L’Assemblea generale dell’Onu ha adottato la sua prima Risoluzione di condanna delle mutilazioni genitali femminili, un’usanza a cui sono costrette oltre 140 milioni di donne nel mondo, per quanto illegale in Europa, in una ventina di paesi africani, negli Stati Uniti e in Canada.

L’iniziativa è stata appoggiata da più di 110 paesi, tra cui circa 50 africani, i quali hanno chiesto agli Stati membri di “integrare le misure punitive con attività di educazione e informazione”. L’Italia è stata in prima linea perché l’Onu arrivasse a questa Risoluzione: come ha spiegato Cesare Ragaglini, ambasciatore italiano all’Onu, “non risparmieremo sforzi per raggiungere il nostro obiettivo, cioè di mettere fine alle mutilazioni genitali femminili nell’arco di una generazione. Oggi questo obiettivo appare più vicino che mai”. Per Ragaglini la Risoluzione rappresenta uno “strumento potente” contro le resistenze ancore diffuse nel mondo per la messa al bando di tale pratica: “spetta a noi – ha spiegato il diplomatico italiano – ora sfruttarla nel modo più efficace”.

La pratica della mutilazione genitale femminile è entrata, attraverso i flussi migratori, anche nei Paesi occidentali.