di Manuel Giannantonio

Clinton hillaryCi siamo quasi, anche se Hillary Clinton può già concentrarsi esclusivamente sul suo avversario Donald Trump. L’ex first lady infatti, attraverso un’inattesa accelerazione nelle primarie democratiche, ha ottenuto il numero di delegati sufficienti per la nomination democratica.

Questo conteggio sembra ignorare gli elettori della California e degli altri cinque Stati che hanno votato nelle ultime ore, prima delle Conventions democratica e repubblicana. A differenza di Donald Trump, Hillary Clinton deve pazientare prima di annunciare la sua vittoria. Senza i super delegati non ha infatti ancora raggiunto i 2.383 voti necessari per distanziare Bernie Sanders, che continua a non mollare la presa.

Appare comunque evidente una vittoria che non può sfuggirle di mano.

Ora l’obiettivo dell’ex segretario di Stato non può che essere il miliardario Trump. Una sfida già aperta anche a giudicare dai suoi recenti tweet che hanno assunto un nuovo taglio: un messaggio su due è consacrato al suo futuro avversario repubblicano. Inoltre il tema dominante degli interventi di Clinton è ora la politica estera, anche se in più occasioni ha colto l’occasione per attaccare pubblicamente il suo avversario, la cui elezione potrebbe essere un “errore storico”.

Il contenuto dei suoi interventi sono innovativi, ma sanciscono anche il secondo ciclo della sua campagna elettorale. Una campagna che assume toni decisamente più offensivi e meno professionali di quelli ai quali ci ha abituati fino ad oggi: “Immaginate se oltre al suo account Twitter avesse a disposizione anche l’arsenale militare americano”, ha dichiarato provocatoriamente riferendosi ovviamente a Trump. Si tratta, evidentemente, di un deliberato cambiamento di strategia. Tuttavia Donald Trump non si è fatto certo attendere e ha etichettato la provocazione di Hillary come un banale commento patetico. Che sia solo populismo o demagogia ce lo dirà il tempo (anche se da lei ci si aspetta altro); quello che è certo però è che la Clinton è decisa a replicare agli attacchi di Trump.

Se Hillary oggi può concentrare i suoi sforzi sul newyorchese Trump, Bernie Sanders continua per la sua strada intenzionato a non cedere nulla. Continua le sue primarie e punta il dito contro il finanziamento della campagna elettorale della sua avversaria.

Pur avendo in tasca la nomination, una sconfitta nella Convention di Philadelphia indebolirebbe il peso politico della candidata democratica. Il valore simbolico dello Stato della California, il più popolato degli Stati Uniti, ha la sua importanza. Il comportamento di Sanders sembra aver stancato perfino il presidente Obama, deciso ad intervenire pubblicamente a favore di Hillary Clinton. Fonti della Casa Bianca assicurano che Obama è pronto a dare il proprio endorsment ad Hillary in settimana.