di Guido Keller –
Eppur si muove. Nonostante fino a poco fa si sia sparato sia a Lugansk che a Donetsk, l’accordo di Minsk dello scorso 12 febbraio sembra finalmente dare i suoi frutti.
Considerata ormai persa definitivamente la Crimea, tanto che il presidente russo Vladimir Putin ha testé affermato alla tv di Mosca di essere stato pronto a ricorrere alle armi nucleari pur di tenersela stretta e di avervi sistemato, oltre alla Flotta del Baltico lì da sempre, anche 40 batterie di missili S-300, il presidente ucraino Viktor Poroshenho ha aspettato il ritiro delle armi pesanti da parte dei ribelli entro la fascia di sicurezza per proseguire nei punti previsti dall’accordo.
Il quadro attuale è quello di una graduale de-escalation in corso, e lo stesso Poroshenko ha affermato all’emittente 1+1 che “da diversi giorni non abbiamo perdite militari”. Tuttavia la novità di oggi lascia ben sperare sulla risoluzione definitiva del conflitto, costato la vita ad oltre 6mila fra militari e civili: il presidente ucraino ha infatti presentato alla Rada (Parlamento) una proposta di legge volta a creare le tanto sospirate autonomie locali. Il testo, che appare sul sito della Rada, riporta città, distretti e villaggi nelle regioni di Donetsk e di Lugansk che si doteranno di una forma di autogoverno.
Solo venerdì i leader delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e di Luhansk, Igor Plotnitsky e Alexander Zakharchenko, avevano chiesto al presidente francese Francois Hollande e alla cancelliera tedesca Angela Merkel di sollecitare Poroshenko a rispettare gli accordi.
Ieri Poroshenko ha comunque avvertito che l’Ucraina “ha firmato contratti per importazioni di armi, anche letali, con 11 paesi”, impiegabili nell’eventualità di una “nuova fase di aggressione contro l’Ucraina”: nel momento in cui si presentasse una nuova minaccia, scatterebbe l’importazione “per cui riceveremo immediatamente sia armi letali che una nuova ondata di sanzioni contro l’aggressore”.
Il Punti dell’accordo di Minsk 2, al quale hanno rpeso parte il “Quartetto Normandia (Poroshenko, Putin, Merkel e Hollande” e il “Gruppo di contatto” (Ucraina, Osce, Ribelli e Russia) prevedono:
1. Il cessate il fuoco immediato e totale nelle regioni di Donetsk e Lugansk dal 15 febbraio;
2. Il ritiro di tutte le armi pesanti in modo da creare una zona cuscinetto di almeno 50 chilometri per l’artiglieria con un calibro di 100 millimetri o oltre, 70 chilometri per i lanciarazzi multipli, 140 chilometri per sistemi di lancio multipli Tornado e altri. Per le truppe ucraine la zona comincia dalla linea del fronte, mentre secondo i ribelli inizia dalla linea del fronte al 19 settembre scorso, data dell’ultima intesa a Minsk. Tuttavia i separatisti si sono spinti in territorio gvernativo nel frattempo. Il ritiro delle armi pesanti deve cominciare entro 48 oltre dall’avvio della tregua, perciò entro il 17 febbraio, e non durare più di 14 giorni.
3. Il controllo da parte dell’Osce della tregua e il ritiro delle armi pesanti dal primo giorno: l’Osce potrà usare droni e satelliti.
4. Dal 16 febbraio dovrà avere inizio un dialogo sull’organizzazione di elezioni locali a Lugansk e Donetsk oltre che sul futuro “regime” nelle aree separatiste, sulla base della legge ucraina che concede loro temporanea autonomia. Entro 30 giorni il Parlamento ucraino dovrà varare un decreto che definisca i confini geografici della zona autonoma, sula base dell’intesa di settembre. Le regioni separatiste hanno il diritto di decidere il linguaggio da usare.
5. L’amnistia per coloro che hanno partecipato al conflitto a Donetsk a Lugansk, che avranno garantità l’immunità penale.
6. Il rilascio e scambio di tutti gli ostaggi e i prigionieri detenuti illecitamente, sulla base “tutti in cambio di tutti”, a partire da cinque giorni dopo il ritiro delle armi pesanti.
7. La garanzia di accesso e distribuzione degli aiuti umanitari.
8. L’obbligo per le parti di restaurare i legami sociali ed economici, compresi il pagamento di pensioni e tasse. L’Ucraina ristabilirà un sistema bancario nelle aree del conflitto, con la possibilità di un meccanismo internazionale per facilitare i trasferimenti di denaro.
9. L’Ucraina controllerà i confini territoriali in tuta l’area del conflitto. Il processo dovrebbe iniziare il giorno dopo le elezioni locali e va completato entro fine 2015, a condizione che siano state attuate le riforme costituzionali previste al punto 11.
10. Il ritiro di tutti i gruppi armati stranieri, equipaggiamenti militari e mercenari dall’Ucraina, sotto la vigilanza dell’Osce. I gruppi illegali andranno disarmati.
11. L’introduzione di una nuova Costituzione ucraina, concordata con i rappresentanti di Donetsk e Lugansk, dovrà entrare in vigore entro fine 2015 con una previsione di decentramento. Legislazione sulla status speciale delle regioni ribelli entro fine 2015.
12. Elezioni locali nelle regioni separatiste, monitorate dall’Osce.
13. L’intensificazione dell’attività del gruppo di contatto trilaterale (Russia, Ucraina e separatisti) con la creazione di gruppi di lavoro per attuare il piano di pace.

