di Enrico Oliari –
Il governo del Kosovo, regione della Serbia amministrata dalle Nazioni Unite e riconosciuta come stato sovrano da 98 paesi su 193, ha oggi negato al presidente serbo, Tomislav Nikolic, l’autorizzazione a recarsi in visita al monastero di Gracanica in occasione del Natale ortodosso, il prossimo 7 gennaio.
A comunicarlo è stato il vice premier kosovaro, Hajredin Kuci, il quale ha fatto sapere che, per una questione di reciprocità, la Serbia dovrà prima autorizzare una missione uguale del governo di Pristina, ovvero di avere la possibilità di inviare propri rappresentanti in Serbia, nella valle del Presevo.
Il Kosovo si è autoproclamato indipendente nel 2008 con l’appoggio dell’Unione europea (22 su 27 stati), della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, ma con la ferma contrarietà di Russia e Cina, che continuano a considerarlo parte integrante della Serbia e quindi a non riconoscere Atifete Jahjaga quale capo dello Stato e Hashim Thaci quale capo del Governo.
Nella regione è in corso la missione Onu Unmik e la missione europea Eulex, ma quella di oggi e solo l’ultima delle prove di forza messe in atto dal governo di Pristina nei confronti di Belgrado, quasi per saggiare la tenuta delle alleanze europee ed extraeuropee.
All’inizio della settimana Nicolic aveva chiesto alla delegazione dell’Ue a Belgrado di facilitare la propria partecipazione ad una messa nel monastero serbo di Gracanica: sì sarebbe trattato della sua prima visita in Kosovo da quando è stato eletto presidente nel maggio scorso.
Nelle recenti trattative Nikolic è arrivato a proporre la concessione di una sorta di sovranità virtuale all’enclave serba in Kosovo, soluzione rifiutata da Pristina, per cui quella attuale rimane una posizione di stallo.

