di Enrico Oliari –
Nonostante le tensioni in corso con la Russia per la crisi ucraina, hanno preso il via in Estonia le esercitazioni militari “Siil 2015”, che interessano le forze armate e le aereonautiche di diversi paesi della Nato. Le operazioni si protrarranno fino al 15 maggio e vedono impegnati 13mila militari, cosa che le rende le più imponenti fatte nel paese baltico.
In un comunicato del ministero dello Stato Maggiore delle Forze di Difesa di Tallinn si legge che “Le esercitazioni coinvolgono anche gli alleati della Nato, tra cui Stati Uniti, fanteria dal Regno Unito, soldati provenienti da Belgio e Germania e militari provenienti da Lettonia e Lituania”.
La Russia ha più volte espresso preoccupazione per tali iniziative svolte poco distante dal proprio confine, e da diverse settimane aerei e sottomarini russi vengono avvistati nei cieli e nel mare dell’area: il 28 aprile una nave della Marina finlandese ha sparato colpi di avvertimento su un oggetto sottomarino sconosciuto, quasi certamente un sommergibile russo, mentre l’11 aprile un caccia di Mosca, un Su-27, ha sfiorato di soli sei metri un aereo spia statunitense Rc-135, il quale stava compiendo rilevazioni al confine dello spazio aereo di Kalinigrad.
Contestualmente alle manovre in Estonia, la Nato ha avviato nel mare del Nord la “Dynamic Mongoose”, un’esercitazione anti-sommergibile che vede impegnati 11 paesi per un totale di 12 tra imbarcazioni e sottomarini. La flotta è condotta dall’ammiraglio statunitense Brad Williamson, a bordo dell’incrociatore statunitense USS Vicksburg, mentre la parte del “nemico” è affidata al sottomarino tedesco U33, del comandante Kai Nickelsdorf.
Nonostante il quadro di palese sfida nella guerra comunicativa con la Russia, la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato oggi che le autorità militari di Mosca hanno aperto una linea diretta di comunicazioni con la Nato. L’idea era venuta al ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier allo scopo di rendere possibile tra i comandi un rapido confronto in caso di problemi e crisi internazionali. Si tratta della prima iniziativa del genere dai tempi di prima della Guerra fredda e, come ha riportando il quotidiano tedesco rifacendosi ad una propria fonte nell’Alleanza Atlantica, “sia il Comandante supremo per l’Europa che il presidente del Comitato militare della Nato sono autorizzati a mantenere contatti con le proprie controparti russe”.
L’iniziativa torna senza dubbio utile ad entrambe le parti, ma non deve trarre in inganno ed essere salutata necessariamente come un segnale positivo, anche perché negli ultimi mesi Mosca ha ammassato truppe e mezzi al confine.
L’adesione delle repubbliche baltiche alla Nato nel 2004 ha di fatto avvicinato il confine dell’Alleanza Atlantica alla Russia, ed anche la crisi ucraina può essere letta in questa chiave. Tant’è che già il parlamento di Kiev ha approvato la richiesta alla Nato di adesione, e della cosa ne continua a parlare il presidente Petro Poroshenko ad ogni occasione. Solo lo scorso 23 aprile, incontrando a Parigi il collega Francois Hollande, il presidente ucraino ha parlato dell’intenzione di proporre in proposito un referendum, per quanto i leader europei, fra i quali lo stesso Hollande, si sono già detti contrari.
E di Nato ha parlato in occasione della Giornata delle Forze Armate anche il presidente lettone Andris Berzins, il quale ha affermato che “La Lettonia non è sola, la nostra adesione all’Alleanza è una garanzia della nostra sicurezza”, e che “Oggi non è solo l’importante anniversario dell’indipendenza della Lettonia; è un periodo di tempi difficili in Europa e nel mondo intero. La situazione della sicurezza esterna è cambiata, abbiamo dovuto rivedere le nostre priorità e prestare molta più attenzione a rafforzare la nostra capacità di difesa. L’adesione della Lettonia alla Nato è stata, storicamente, la decisione giusta, di cruciale importanza. Durante gli undici anni che siamo stati membri dell’Alleanza, abbiamo dimostrato che la Lettonia è un partner affidabile”.

